Cos’è e come funziona il mandato esplorativo

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La crisi di governo entra nel vivo in questi giorni, con il mandato esplorativo affidato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Presidente della Camera Roberto Fico. Terminate le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari, per il Presidente della Repubblica è “emersa la prospettiva di una maggioranza politica composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente“. Una possibilità che, per parola dello stesso Presidente, va “doverosamente verificata“. A doverlo verificare proprio il Presidente della Camera, che il 30 gennaio inizierà le “proprie” consultazioni. Il termine entro cui queste dovranno svolgersi è stato fissato a martedì, poi Fico dovrà riferire al Capo dello Stato che trarrà le sue conclusioni. Ma cos’è, quindi, il mandato esplorativo?

Questione di prassi

L’istituto non è regolato dalla Costituzione, ma fa parte della prassi che segue a una crisi di governo di difficile soluzione (come è quella in corso) o a un risultato elettorale dalla lettura complicata. È il caso, ad esempio, di quanto successo dopo le elezioni del 4 marzo 2018, quelle da cui è nato il Parlamento attuale: il Presidente Mattarella diede l’incarico esplorativo prima al Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, poi proprio alla terza carica dello Stato, Roberto Fico. Il quale, oggi, si ritroverà per la seconda volta con il difficile compito di “esploratore“, ovvero dovrà proseguire i colloqui con le forze parlamentari per capire se c’è l’accordo per un nuovo esecutivo e su chi, eventualmente, dovrebbe guidarlo. Sostanzialmente, il mandato esplorativo consiste in nuove consultazioni, più informali rispetto a quelle svolte dal Presidente della Repubblica, e dirette da una personalità che non sarà scelta come premier.

Per questo il mandato esplorativo non va confuso con il pre-incarico: quest’ultimo, infatti, viene affidato alla persona scelta come prossimo presidente del Consiglio dal Capo dello Stato. Chi viene incaricato, quindi, accetta con riserva, verifica la presenza di una maggioranza che possa sostenerlo e, al termine di questi colloqui, scioglie la riserva: se questa maggioranza non c’è, l’incarico viene rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica che dovrà nominare un nuovo premier incaricato. Se la maggioranza c’è, invece, il nuovo Presidente del Consiglio dovrà ottenere la fiducia di entrambe le camere per poter entrare nell’esercizio delle proprie funzioni. Per capirci, al termine delle elezioni 2013 l’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, diede a Pierluigi Bersani il pre-incarico per formare il governo. Il segretario del Pd, vista l’impossibilità di trovare una maggioranza che lo sostenesse (famoso l’incontro in streaming con Beppe Grillo) fu costretto a sciogliere negativamente la riserva e a rimettere l’incarico nelle mani del Presidente, che lo affidò poi a Enrico Letta.

Ricorderete, più di recente, le difficoltà vissute dallo stesso Mattarella per formare il governo all’indomani delle elezioni 2018. A un certo punto, per lo stallo su un esecutivo politico, il Presidente della Repubblica affidò l’incarico a Carlo Cottarelli, che per quattro giorni fu il Presidente del Consiglio incaricato. A lui, Mattarella diede il compito di formare un governo tecnico che approvasse la legge di bilancio per poi portare il Paese alle elezioni nel 2019. Fu allora che Movimento 5 Stelle e Lega superarono l’impasse su Paolo Savona, scelsero definitivamente Giuseppe Conte come premier e diedero all’Italia il governo gialloverde.

Tutto questo non avverrà, quindi, con Roberto Fico, scelto da Mattarella non solo in quanto Presidente della Camera ma come personalità gradita tanto ai 5 Stelle (suo partito) quando al Pd.

Gli altri mandati esplorativi

Sempre nel 2018, con la decisione di Mattarella di affidare il mandato esplorativo a Casellati, questa figura entrò nel linguaggio quotidiano a dieci anni di distanza dall’ultima volta. In un’intervista di quel periodo a La Stampa, il docente di Diritto Costituzionale all’Università di Roma Tre, Alfonso Celotto, spiegò i precedenti:

Storicamente abbiamo avuto sette mandati esplorativi: quattro volte al presidente del Senato e tre volte al presidente della Camera. La prima volta è stata nel 1957 quando il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi affidò il mandato esplorativo al presidente del Senato Cesare Merzagora. L’ultimo fu dato al presidente del Senato Franco Marini nel 2008 da Napolitano, subito dopo la caduta del governo Prodi, ma non riuscì a trovare l’intesa tra i partiti e si andò alle elezioni. Casellati non è la prima donna a ricevere questo incarico, prima di lei fu affidato a Nilde Iotti nel 1987

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