A Torino è nato il primo corso universitario dedicato al diritto lgbt+

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(foto: Unsplash.com)

Forse ne siamo poco consapevoli, ma quando i temi che toccano la comunità lgbt+ entrano nel dibattito pubblico, spesso lo fanno attraverso la lente dei diritti e della legge. Succedeva molto spesso nei dibattiti sulle unioni civili, istituite dalla legge Cirinnà nel 2016, e capita nuovamente ora che la legge sull’omolesbotransfobia sta affrontando il suo iter di approvazione. Si ripropone anche per aspetti più specifici: cosa implicano da un punto di vista legale e normativo il poliamore o le persone transessuali che purtroppo devono scontare un periodo detentivo quando ancora non hanno concluso la propria transizione? E ancora: quante questioni si affollano intorno alle norme che regolano – e in alcuni casi non regolano – l’omogenitorialità o la gestazione per altri? In che termini l’orientamento sessuale o di genere può fondare una domanda di asilo da parte di una persona straniera?

Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino prova a fornire ai propri studenti gli strumenti per confrontarsi con questi scenari. Sì, perché proprio oggi si aprono le iscrizioni per il primo corso seminariale interamente dedicato al diritto lgbt+. Un’iniziativa audace che si aggiunge a quella (molto discussa) che un paio di anni fa ha portato nell’ateneo piemontese un corso di storia dell’omosessualità tenuto da Maya de Leo; proprio questa docente, dopo i saluti del rettore Stefano Geuna, inaugurerà con un proprio contributo il corso di diritto.

Undici lezioni a partire dal 22 febbraio 2021, l’insegnamento inizialmente poteva essere inserito nel proprio carico didattico come seminario integrativo a scelta da 40 studenti e studentesse della laurea magistrale, ma visto l’immediato successo i posti sono stati aumentati a 60. Non prevede una votazione (anche se sarà richiesta una relazione su un tema concordato con i docenti per ottenere i 3 crediti) e si svolgerà sulla piattaforma Webex. In questo caso gli organizzatori hanno sfruttato la didattica a distanza: “per quanto la didattica in presenza sia insostituibile, in questo caso l’online ci ha consentito di creare un corso che prevede l’intervento di alcuni tra i massimi esperti in Italia per quanto riguarda il diritto lgbt+”.

Questioni che, sì, vengono accarezzate in modo frammentario in altri insegnamenti, ma che spesso non hanno un ruolo centrale. “I nostri studenti toccano questi argomenti nelle varie materie, ma finora non era previsto un loro approfondimento unitario e globale” ci spiega Antonio Vercellone, assegnista di ricerca in diritto privato, che insieme a Marco Pelissero, ordinario di diritto penale, ha organizzato il corso. “Nelle varie università italiane ci sono stati molti incontri e convegni aperti agli studenti su questi temi, ma questo è il primo corso integrativo interamente dedicato nell’ambito di un corso della laurea in giurisprudenza. Torino si conferma così come un ateneo aperto sulla questione dei diritti”.

Sì, in Italia le iniziative universitarie che affrontano questi aspetti effettivamente non mancano. Dall’Università dell’Insubria ci confermano che è un tema molto sentito, così come alla Sapienza dove Angelo Schillaci, professore associato di diritto pubblico comparato (che al seminario torinese parteciperà con una lezione), rileva un interesse costante e vivo che comprende diverse iniziative e convegni. “Le stesse associazioni studentesche organizzano periodicamente incontri su questi temi. Ma un’iniziativa strutturata come questa ancora non c’è da noi: ho l’intenzione di proporre al Comitato Unico di Garanzia di seguire il modello torinese con un corso interdisciplinare e interfacoltà”, confessa a Wired.

A Pisa e Trento ci sono due corsi dedicati al rapporto tra diritto e genere: entrambi includono anche una parte sui diritti LGBTQ, spaziando dall’orientamento sessuale alla transessualità e all’intersessualità. Nell’ateneo trentino, inoltre, in passato hanno organizzato un laboratorio applicativo tenuto da Alexander Schuster che riservava particolare attenzione ai diritti fondamentali, alla tutela delle unioni e alla dimensione biogiuridica di inizio vita. Anche all’Università di Milano-Bicocca non c’è un corso interamente dedicato a questi temi, ma l’insegnamento di Sociologia del diritto della professoressa Roberta Dameno dedica parte del programma alle tematiche relative al mondo lgbt+, e in particolare ai diritti delle persone che affrontano il cambiamento di sesso.

Insomma, gli sforzi dal punto di vista accademico non mancano e l’iniziativa torinese potrebbe ispirare nuovi e interessanti sviluppi per affrontare il diritto lgbt+. Gli organizzatori, visto il riscontro positivo all’annuncio del corso, hanno inoltre deciso di aprire le lezioni a tutti i cittadini che vorranno prendervi parte: “Per tutelare comunque gli studenti iscritti, solo a loro sarà data la possibilità di intervenire attivamente, mentre tutti gli altri potranno ascoltare le lezioni”.

Fra i relatori invitati c’è una vecchia conoscenza di Wired, Gianmarco Negri, avvocato e primo sindaco transessuale in Italia. E l’ultimo incontro è dedicato al disegno di legge Zan contro l’omolesbobitransfobia: “Questa legge prevede che i crimini siano aggravati, e prevedano quindi una pena più severa, quando sono commessi per motivi di omolesbotransfobia. Ci auguriamo che il nostro ultimo incontro si svolga quando la legge sarà stata già approvata”, conclude Vercellone.

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