La variante inglese è probabile che sia anche più letale

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Finora si pensava fosse solamente molto più contagiosa. Ma oggi le prove che la B1.1.7, la cosiddetta variante inglese, sia anche più letale si fanno sempre più solide. A dichiararlo è stato il gruppo di consulenti del governo britannico in un documento pubblicato sul sito istituzionale, secondo cui è “probabile” che questa versione del coronavirus possa aumentare il rischio di ricovero e di morte. Dati che mettono in luce le incertezze di questa nuova fase della pandemia e i potenziali rischi che si potrebbero correre alleggerendo le misure di sicurezza.

Il mese scorso, la comunità scientifica aveva già evidenziato una possibilità realistica che la variante inglese, oltre ad essere più trasmissibile, potesse essere “associata a un più alto rischio di morte” rispetto alle altre versioni del virus in circolazione. Per confermarlo, il nuovo rapporto ha esaminato una dozzina di studi, in cui sono stati confrontati i tassi di ospedalizzazione e mortalità. Tuttavia, le ragioni di questa maggior aggressività non sono ancora state chiarite: alcune prove suggeriscono che le persone che risultato positive alla variante potrebbero avere una carica virale più alta, collegata non solo a una maggior trasmissibilità, ma potenzialmente anche a una forma di Covid-19 più grave. “Abbiamo osservato un aumento del rischio di ospedalizzazione e di morte”, ha riferito in un’intervista Neil Ferguson, epidemiologo e consulente scientifico del governo britannico. “Bisogna rafforzare le misure in atto”.

Come riporta il New York Times, questo ceppo si è diffuso ora in molte parti del mondo: ad esempio, secondo le stime di una recente indagine svolta negli Stati Uniti, la variante inglese, identificata in almeno 82 Paesi, si sta diffondendo rapidamente e viene trasmessa dal 35% al 45% più facilmente rispetto alle altre versioni. “Questi risultati mostrano che B.1.1.7 diventerà probabilmente la variante dominante in molti paesi degli Stati Uniti entro marzo 2021, portando a ulteriori ondate di Covid-19, a meno che non vengano immediatamente implementati sforzi di contenimento”, si legge nel documento.

Anche in Europa, la preoccupazione per questa variante è sempre crescente. Come vi abbiamo raccontato, infatti, secondo una recente indagine preliminare del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità, la prevalenza della variante inglese nel nostro Paese è pari al 17,8% del totale delle infezioni. “Il risultato dell’indagine ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi”, si legge in una nota dell’Iss. Anche Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Speranza, ha dichiarato nei giorni scorsi: “tutte le varianti sono temibili e non vanno sottovalutate ma quella inglese, la più diffusa in Italia, è risultata essere anche lievemente più letale”.

Va precisato, tuttavia, che la maggior parte dei casi di Covid-19, anche quelli causati dalla nuova variante, non sono fatali. Gli scienziati del governo britannico, infatti, si sono affidati a studi che hanno esaminato una piccola percentuale dei decessi complessivi. Ci sono quindi delle limitazioni nei set di dati utilizzati, ma, come viene sottolineato nel documento, queste analisi insieme indicano che è probabile che B.1.1.7 sia associata a un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte rispetto all’infezione originale. “Penso che questi risultati siano veritieri, anche se ci sono ancora diversi limiti”, ha commentato Muge Cevik, esperto di malattie infettive dell’Università di St. Andrews in Scozia e consulente scientifico del governo britannico. “Ci sono altre spiegazioni di questa maggiore aggressività”, tra cui il fatto che la variante “può trasmettersi in modo sproporzionato in luoghi con persone più fragili, come le case di cura”.

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