L’Europa cerca astronaute e astronauti. E apre alle persone con disabilità

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Sono gli eredi di Jurij Gagarin, Valentina Tereškova e Neil Armstrong. Sono la massima espressione delle ambizioni esplorative della nostra specie, sinonimo di preparazione e temerarietà. Sono astronauti, i “nostri supereroi”, ha commentato Josef Aschbacher, che da inizio marzo diventerà direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa).

Solo che di supereroi, oggi, l’Esa, ne sta cercando di nuovi e in tanti sensi diversi: il concorso che da mercoledì 31 marzo (e fino al 28 maggio 2021) punterà ad aggiungere da quattro a sei pellegrini spaziali al corpo astronautico europeo prevede di ridurre al massimo gli squilibri di genere e includere anche persone con disabilità (fisiche), nell’ambito del Para-Astronaut Project. Una prima volta assoluta nella storia dell’esplorazione extraterrestre.

È solo la scelta più intelligente”, ha sottolineato Ersilia Vaudo Scarpetta, Chief Diversity Officer dell’Esa, durante la conferenza stampa di presentazione del concorso, “abbiamo l’ambizione di immaginare e rendere possibile il futuro. Per farlo, l’unica soluzione è pensare in modo diverso, uscire dalla familiarità”.

Per questo la selezione è stata concepita per rivolgersi “oltre le comunità tipicamente sensibili alle attività spaziali” e per “eliminare qualsiasi discriminazione cognitiva. La presenza femminile all’Esa oggi è del 16%. Una percentuale che stiamo lavorando per far crescere al più presto”, ha raccontato Vaudo Scarpetta.

Nelle otto settimane di apertura del concorso, le candidature andranno inviate a questo indirizzo, dopo aver creato un account e compilato un questionario (munitevi di passaporto, cv europeo, lettera motivazionale e idoneità alla navigazione aerea).

La selezione è la prima da quella che, nel 2009, reclutò Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano.

Ci piacerebbe raccogliere il doppio, o il triplo delle 8.420 domante di 11 anni fa e magari registrare una partecipazione più equilibrata”, ha commentato proprio Parmitano, il primo comandante italiano della Stazione spaziale internazionale e dallo scorso settembre a capo dell’Ufficio operazioni astronauti dell’Esa. “Il Para-Astronaut Project nasce da questa esigenza: utilizzare al massimo le risorse europee. Al contrario faremmo un danno a noi stessi. Per le nuove generazioni l’inclusività è uno standard e lungi da velleità passeggere, dovrà essere così anche per l’Agenzia spaziale europea”, ha raccontato l’astronauta siciliano:Non avendo esperienza, però, abbiamo collaborato con il Comitato Paralimpico per capire come calibrare l’addestramento e fare in modo che prima o poi una portatrice o un portatore di disabilità [agli arti inferiori, ndr] contribuisca all’esplorazione dello spazio. È un progetto pilota, di cui non possiamo garantire, adesso, l’accesso a una missione operativa, ma che ci aiuterà a individuare le caratteristiche dell’addestramento necessario”.

Oltre ai nuovi astronauti, il cui nome sarà reso noto a ottobre 2022, è peraltro prevista una riserva tra dieci e venti candidati finalisti. Sebbene non sotto contratto Esa, rimarranno a disposizione dell’ente e potranno essere destinati a missioni di breve durata.

Addestramento alle attività extraveicolari (foto: Esa)

Intanto, però, si vedano i requisiti necessari per avanzare la candidatura: occorre avere una laurea di secondo livello (o superiore) e corredarla con almeno tre anni di esperienza professionale con responsabilità crescenti nello stesso settore degli studi effettuati. Sono accettate lauree in natural science (biologia, fisica, astronomia, chimica etc), medicina, ingegneria, matematica o computer science. È considerato equipollente il brevetto da piloti collaudatori sperimentali. È anche necessario essere cittadini di uno dei 22 paesi membri dell’Esa, parlare un buon inglese (livello minimo Cefr C1) e una seconda lingua (minimo Cefr B1-B2), essere disposti a lavorare oltre l’orario di ufficio, a viaggiare spesso e per periodi prolungati, adattarsi a destinazioni extra europee, sfoggiare sangue freddo (“calma sotto pressione”, recita il bando) ed essere disposti a condurre esperimenti sociali e di bioscienza.

Le nuove leve lavoreranno con l’attuale classe del corpo astronautico europeo, che non a caso si è scelto di rinfoltire adesso: necessità operative, certo, ma anche l’indice dell’ambizione europea di rimanere fra i protagonisti internazionali oltre l’atmosfera, in un momento in cui l’agenda spaziale coinvolge potenze emergenti, nuovi equilibri geopolitici e interessi privati fino a pochi anni fa esclusi dal settore. Basti pensare al peso, simbolico se non strategico, del Memerandum of Understanding firmato da Cina e Russia pochi giorni fa per la realizzazione di una base lunare congiunta.

Detto altrimenti, obiettivi urgenti e un mercato che cresce quanto l’accessibilità allo spazio vanno configurando una nuova era dell’esplorazione extra-atmosferica, che dall’orbita più vicina alla Terra – ormai cinquantennale confine dell’uomo – si sposterà presto sulla Luna. E quindi verso Marte.

Rappresentazione grafica del Gateway, la base prevista in orbita cislunare (immagine: Esa)

Non è un caso che alla presentazione del concorso Esa, abbia parlato anche Sara Pastor, responsabile del modulo abitativo della futura stazione cislunare, il Gateway. Un’ìndicazione precisa delle destinazioni operative dei futuri pellegrini extraterrestri, vaste quanto il panorama tecnologico (le navette spaziali a breve potrebbero diventare addirittura quattro) e operativo pronto ad aprirsi nei prossimi anni.

In fondo andare oltre – ha aggiunto Scarpetta – è il nostro business, il nostro desiderio. E in senso letterale, visto che desiderare significa sentire la mancanza delle stelle”. Gagarin, Tereškova, Armstrong e chissà quanti altri supereroi sarebbero d’accordo.

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