Il governo Draghi ha ottenuto la fiducia al Senato

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(foto: YARA NARDI/POOL/AFP via Getty Images)

Alla fine della lunghissima giornata di oggi, 17 febbraio, incominciata alle 10 di mattina col discorso del premier Mario Draghi, come largamente anticipato il Senato ha votato un’ampia fiducia al nuovo governo. I voti a favore sono stati 262, i contrari 40 e le astensioni soltanto 2. Tra le fila del Movimento 5 stelle, considerato un partito a rischio divisione interna sul voto di fiducia, si sono contate infine 15 defezioni (su 92 senatori) rispetto alla linea ufficiale pro-Draghi. Domani il voto passerà alla Camera, dove ci si aspetta un risultato analogamente ampio.

Al centro dell’agenda del nuovo esecutivo, stando alle parole di Draghi, ci saranno la riscrittura del Recovery Plan, il rilancio dell’economia e l’uscita dall’emergenza pandemica. E ancora, altrettanto importanti, la riforma scolastica e la ripresa della didattica tradizionale, la riforma del fisco, la parità di genere, la transizione ecologica, la riforma della giustizia e un cambio di postura dell’Italia sullo scenario globale. Nella sua replica finale alla seduta, Draghi ha inoltre confermato la volontà di inserire nella Costituzione della Repubblica i “concetti” di ambiente e sviluppo sostenibile, e anche “che il parlamento sarà informato in modo adeguato e tempestivo sul complessivo programma e sulle politiche specifiche di intervento” del piano di utilizzo dei fondi europei.

Il dibattito di oggi ha visto succedersi decine di interventi, gran parte dei quali in sostegno del premier: tra i pochi contrari si segnalano i senatori del gruppo di Fratelli d’Italia, che hanno confermato la volontà di restare all’opposizione, definendosi le “sentinelle d’Italia”. Il no a Draghi è arrivato anche dalla senatrice del M5s Barbara Lezzi, da tempo critica della scelta di dare la fiducia al nuovo esecutivo, dai suoi colleghi Virginia La Mura, Nicola Morra, Elio Lannutti e Fabio Di Micco, oltre che dall’ex grillino Gianluigi Paragone e da una star della politica italiana recente, il senatore Lello Ciampolillo, il quale a meno di un mese dalla fiducia votata in extremis a Giuseppe Conte, è tornato dichiarando pubblicamente – sempre all’ultimo minuto – il suo posizionamento anti-grande coalizione. Hanno votato invece a favore i cosiddetti Responsabili vicini al M5s Domenica Castellone e Vincenzo Presutto, sebbene dichiarando poco entusiasmo.

I leader delle principali forze politiche di governo hanno invece variamente espresso la loro soddisfazione per la giornata. “L’Italia è in buone mani” ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti; il leader della Lega Matteo Salvini gli ha fatto eco parlando di un “ottimo punto di partenza” per il paese, rimarcando su Twitter che “la Lega c’è”. Anche il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha confermato il pieno appoggio al premier Draghi assicurando che “lo sosterremo con impegno e dedizione totale”. Mentre Matteo Renzi, leader di Italia viva e regista della crisi di governo, si è preso il merito dell’avvento del nuovo esecutivo con un “valeva la pena aprire la crisi? La risposta è sì, valeva la pena”. Per i 5 stelle, al di là del capogruppo Ettore Licheri, ha parlato anche l’ex ministro Danilo Toninelli, che si è esposto annunciando il suo sì al governo nonostante avesse votato contro Draghi durante le consultazioni sulla piattaforma Rousseau di giovedì scorso.

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