COVID-19 un anno dopo: riassunto della pandemia in Italia tra numeri e DPCM

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È passato un anno da quando l’Italia si è davvero resa conto che la pandemia da COVID-19 sarebbe diventato un vero problema per il Paese. Dopo i primi dei casi registrati in Italia il 30 gennaio 2020, due turisti cinesi in vacanza nel nostro Paese, il cosiddetto paziente zero è stato identificato a Codogno, in provincia di Lodi, il 20 febbraio. Il 38enne Mattia, residente a Castiglione d’Adda, si presenta al pronto soccorso di Codogno con una polmonite grave e altri sintomi riconducibili all’infezione provocata dal virus SARS-CoV-2.

L’annuncio del primo caso locale di COVID-19 viene dato soltanto il giorno successivo e nell’arco di poche ore viene accertato il primo focolaio. 14 i casi in Lombardia, 2 in Veneto. Il giorno successivo i casi sono già 60, poi saliti a 76 tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. Il 22 febbraio quel numero era già salito a 152 e nel frattempo si erano già registrati i primi decessi legati al COVID-19.

Il 23 febbraio arriva il primo decreto legge, Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che introduce la facoltà per le autorità competenti di adottare una serie di misure per il contenimento dell’infezione come disporre il divieto di allontanamento, il divieto di accesso al Comune o all’area interessata, ma anche la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole e dei viaggi di istruzione, la sospensione di manifestazioni, eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, l’applicazione della quarantena con sorveglianza attiva a chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus e l’obbligo per chi fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico di comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente.

Marzo 2020. L’Italia verso il lockdown

Neanche dieci giorni dopo la scoperta del primo caso di COVID-19 non importato, in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia c’è almeno un caso e arrivano i primi provvedimenti restrittivi. Con oltre 3mila casi confermati e 107 vittime accertate al 3 marzo 2020 si decide di mettere in quarantena i comuni del nord Italia più colpiti tra la provincia di Lodi e la provincia di Padova.

Il 1° marzo 2020 arriva il primo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) legato alla pandemia da COVID-19 e finalizzato a dare un’uniformità alle misure già introdotte nei giorni precedenti. Il testo fissa le prime zone rosse d’Italia – Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini e Vo’ – e dispone le prime limitazioni per l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e le province di Pesaro e Urbino e Savona.

Il DPCM dispone anche di chiusure per le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona e le prime misure valide in tutto il territorio nazionale tra le quali:

  • la sospensione fino al 15 marzo dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche;
  • l’obbligo, fino al 15 marzo, della presentazione del certificato medico per la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia infettiva;
  • la possibilità che la modalità di “lavoro agile” sia applicata, per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti;

Un’ulteriore stretta arriva col DPCM del 9 marzo fino all’annuncio che tutti temevano: si entra in lockdown. Il premier Giuseppe Conte lo annuncia con un messaggio ai cittadini e illustra le misure contenute nel decreto ribattezzato #IoRestoaCasa.

Nelle stesse ore in cui viene annunciano il primo lockdown totale in Italia, le persone positive al COVID-19 10.590. 5.838 i pazienti ricoverati con sintomi, 1.028 quelli in terapia intensiva e 827 vittime accertate.

Bollettino COVID 11 marzo 2020

Il 22 marzo un nuovo DPCM aggiorna l’elenco delle attività non ritenute necessarie e ne dispone la chiusura con effetto immediato. In quella stessa occasione viene anche imposto il divieto di spostamento al di fuori del comune in cui ci si trova, salvo le pochissime eccezioni che sono diventate poi una costante delle misure restrittive con cui ancora oggi ci troviamo a che fare.

Aprile 2020. L’Italia in lockdown

Siamo in pieno lockdown e tre DPCM si susseguono nel corso del mese di aprile. Il 1° aprile vengono prorogate al 13 del mese le misure restrittive già in vigore, mentre quello del 10 aprile proroga fino al 3 maggio il lockdown e dispone la riapertura di cartolerie, librerie e negozi di vestiti per bambini e neonati.

Il DPCM del 26 aprile sostituisce i decreti precedenti:

  • Consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute, nonché per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie;
  • È fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano;
  • Obbligo di rimanere presso il proprio domicilio da parte dei soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre maggiore di 37,5°C
  • Vietata ogni forma di assembramento in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • Divieto di svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto;
  • Sospesi eventi, competizioni ed allenamenti sportivi;
  • Sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;

Gli effetti del duro lockdown, però, iniziano a vedersi. Al 25 aprile 2020 gli attualmente positivi erano 105.847, con 21.533 persone ricoverate con sintomi e 2.102 quelle in terapia intensiva. Già altissimo il bilancio delle vittime: 26.384 dall’inizio della pandemia.

Bollettino COVID 25 aprile 2020

Maggio 2020. La fine del lockdown e la ripresa delle attività

Il 4 maggio è la data che gli italiani ricordano con più sollievo. La curva del contagio è scesa drasticamente dopo la lunga chiusura e il DPCM che entra in vigore quel giorno permette le prime visite ai congiunti, a patto però che questi si trovino all’interno della stessa regione, ma anche l’apertura dei parchi pubblici e la ripresa di diverse attività produttive.

Solo dal 18 maggio viene disposta la riapertura degli esercizi commerciali al dettaglio, dei musei e di attività come bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici, con tutte le precauzioni del caso. Le mascherine diventano la norma, anche se non ancora obbligatorie all’aperto.

Giugno 2020. Riprende la circolazione tra le Regioni

Per riperdere a spostarsi tra le varie Regioni italiane bisogna attendere il 3 giugno. Dal 15 del mese riaprono anche le sale giochi e le sale scommesse, i cinema e i teatri e le discoteche. Quello stesso giorno, dopo settimane di discussioni e di polemiche, viene anche lanciata ufficialmente in tutto il territorio italiani l’app Immuni, lo strumento di tracciamento dei contagi promossa dal Ministero della salute e realizzata dall’azienda Bending Spoons.

Al 15 giugno risultato 25.909 positivi in tutta Italia, 3.489 ricoverati con sintomi e 207 persone in terapia intensiva. Il totale delle vittime per COVID-19 ha toccato quota 34.371.

Bollettino COVID 15 giugno 2020

Luglio e agosto 2020. Un ritorno alla quasi normalità

Luglio e agosto rappresentano per milioni di italiani un ritorno alla normalità o quasi. Ci si può spostare tra le Regioni, si può andare in vacanza anche se l’invito delle autorità è quello di rimanere in Italia. A questo serve il discusso bonus vacanze presentato alla fine di maggio e pensato per le fasce di reddito più basse.

I contagi, però, tornano a salire, a cominciare dalla Sardegna presa d’assalto da migliaia di turisti in arrivo da tutta Italia. È lì che si registrano nuovi focolai, spesso legati alle discoteche. L’ordinanza con cui il Ministro della Salute Roberto Speranza dispone la chiusura delle discoteche è del 17 agosto, anche se il danno sembra già fatto.

Al 20 agosto 2020 gli attualmente positivi sono 16.014, con 883 persone ricoverate con sintomi e 68 persone in terapia intensiva. L’incremento giornaliero è di 854 positivi a fronte di 77mila tamponi analizzati.

Bollettino COVID 20 agosto 2020

Settembre/Ottobre 2020. La ripresa dei contagi e le nuove misure

Chiudere o non chiudere è il dilemma che caratterizza il mese di settembre. Il virus continua a circolare, complice i due mesi di quasi “liberi tutti” e il governo sembra cedere alle pressioni dell’opposizione che, nonostante l’evidenza dei fatti, sminuisce la gravità della pandemia e critica le voci che chiedono misture restrittive.

Il governo si muove con lentezza e solo col decreto legge dell’8 ottobre rende obbligatorio l’uso delle mascherine sia all’aperto che al chiuso, seguendo di qualche giorno le Regioni più virtuose che si erano già mosse in questo senso. Neanche cinque giorni dopo entra in vigore un nuovo DPCM, che fissa una serie di regole valide per tutto il territorio italiano e ribadisce le misure già introdotte coi DPCM e le ordinanze precedenti:

  • L’obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé i dispositivi di protezione individuali predisposti, ovvero le mascherine. Con l’obbligo di indossarle sia nei luoghi chiusi sia all’aperto, a meno che non ci si trovi in luoghi isolati;
  • La chiusura di sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Per quanto riguarda feste e cerimonie civili o religiose sono consentite, ma con partecipazione massima di 30 persone.
  • I servizi di ristorazione come bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ecc. sono consentiti fino alle ore 24 con consumo al tavolo e fino alle ore 21 in assenza di consumo al tavolo. È infatti vietato sostare davanti ai locali oltre le 21.
  • I viaggi d’istruzione sono sospesi insieme agli sport di contatto a livello amatoriale.
  • Limitazioni agli spostamenti da e per l’estero. Il DPCM stabilisce che le persone, anche se asintomatiche, debbano essere sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all’isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni presso l’abitazione o la dimora indicata dallo stesso.

Intanto si inizia a parlare di coprifuoco e anche su questo punto alcune Regioni fanno da apripista. Al 26 ottobre viene deciso il coprifuoco in Lombardia, Lazio, Sicilia, Campania, Calabria e Piemonte, mentre quello stesso giorno un nuovo DPCM dispone la chiusura di centri sportivi, teatri, cinema, palestre, sale giochi e sale scommesse, fissando anche la chiusura dei ristoranti alle 18 e permettendo l’asporto fino a tarda notte.

Novembre 2020. Il coprifuoco e il sistema a colori

Il DPCM che cambia tutto arriva il 3 novembre 2020. Il coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00 viene imposto in tutto il Paese e per la prima volta entra in vigore il sistema a colori che ancora oggi regola le nostre vite. A seconda dell’incidenza della pandemia viene assegnato un colore – giallo, arancione e rosso – con una serie di misure restrittive per ciascun colore.

DPCM 3 novembre 2020 - Divisione aree e regole

Questo rende, almeno in teoria, fissare le misure restrittive da Regione a Regione, senza costringere i cittadini residenti nelle aree meno colpite dal virus a sacrifici non necessari.

Al 3 novembre, giorno in cui viene firmato il nuovo DPCM, sono già 418.142 i positivi in Italia. 21.114 le persone ricoverate con sintomi e 2.225 quelle in terapia intensiva. Il totale delle vittime è di 39.412.

Bollettino COVID 3 novembre 2020

Dicembre 2020. Crescono i contagi e si chiude tutto per le festività natalizie

Il Natale si avvicina e il rischio di un nuovo picco dei contagi dovuto agli spostamenti tra le Regioni per le vacanze natalizie spinge il governo a decidere che a Natale si sta a casa. Il DPCM del 3 dicembre 2020, molto criticato, lascio poco spazio ai movimenti:

  • dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 vengono vietati gli spostamenti tra Regioni diverse (compresi quelli da o verso le province autonome di Trento e Bolzano), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute;
  • il 25 e il 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 vengono vietati anche gli spostamenti tra Comuni diversi, con le stesse eccezioni (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute);
  • resta sempre possibile, anche dal 21 dicembre al 6 gennaio, rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione;
  • dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato spostarsi nelle seconde case che si trovino in una Regione o Provincia autonoma diversa dalla propria. Il 25 e 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 il divieto vale anche per le seconde case situate in un Comune diverso dal proprio.