Quanti morti al giorno per COVID-19 sono socialmente tollerabili?

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Il comunicato del 23 febbraio del Sindaco di Valgoglio (comune della provincia di Bergamo da 600 abitanti), pubblicato da Valseriana News e rilanciato sul suo profilo Facebook da Isaia Invernizzi, giornalista de Il Post, ad un certo punto fa così:

«Nella giornata di ieri (22 febbraio) ho proposto all’ATS di Bergamo di poter procedere ad effettuare il tampone a tutta la popolazione al fine di verificare quanti potessero essere effettivamente positivi al Covid19.

Visto l’altro numero di persone asintomatiche l’idea era di fermare la diffusione del virus mettendo in isolamento tutte le persone effettivamente positive.

Attualmente l’ATS ha però sconsigliato l’attuazione di questa strategia in quanto un controllo massivo potrebbe portare all’adozione di misure molto stringenti per l’intero paese e pertanto tale scelta va considerata come “scelta estrema” e va comunque ponderata tenendo conto di alcuni fattori tra i quali il più incisivo è sicuramente la chiusura totale del paese (almeno per qualche giorno, che potrebbero diventare 14 giorni nel caso di aumento significativo dei casi)».

Letto e riletto, il comunicato fa capire molto chiaramente che la strategia zero Covid è lontanissima dalle idee di chi sta lavorando per contenere la pandemia in Italia. Ma al tempo stesso lascia stupefatti.

Non si effettua il test massivo per evitare che i dati portino a effettuare restrizioni. Ma questo non significa nasconder la sabbia sotto il tappeto?

Intendiamoci, qui non si tifa in alcun modo per un lockdown generalizzato ad ogni costo – probabilmente, la strategia zero Covid è più vicina alla microzonazione proposta da Paolo Spada, ma i numeri parlano chiaro da soli. Viaggiamo a una media di poco più di 300 morti al giorno. Eppure le voci contro qualsiasi misura di contenimento si levano ogni giorno, da ogni parte, come se niente fosse.

Ci siamo davvero assuefatti a questi numeri? Quanti morti al giorno sono socialmente accettabili per andare avanti così?

Molti giornali hanno parlato di “svolta” con il governo Draghi, ma non si vede nessuna rivoluzione all’orizzonte, anzi, sembra che tutto proceda in perfetta continuità: la strategia di convivenza con il virus sta mietendo vittime, eppure sembra che il mondo vecchio, quello basato sulla cultura della performance, non accenni a lasciare il posto a un approccio diverso, di sussidiarietà, dove la salute – in tutti i suoi aspetti, fisici e psicologici – viene prima di qualunque altra cosa, come dovrebbe essere naturale.

«Buona giornata e che Dio ci assista».
Il Sindaco – Bosatelli Angelo

Il comunicato finisce così.

Davvero bisogna affidarsi a un’entità superiore che – ammesso esista – non pare particolarmente clemente? O forse sarebbe il caso di abbandonare tutte le retoriche produzioniste, aperturiste, e di dare davvero un colpo definitivo alla diffusione del virus mentre i vaccini faranno il loro lavoro?

Dipende tutto da quanti morti al giorno riteniamo socialmente accettabili.

Messa così fa male, o no?