Covid e vaccinazione: la situazione in Lombardia

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La Lombardia ha registrato il 27 febbraio il maggiore numero nazionale di nuovi casi positivi (+4191). Un dato che si riflette anche sull’andamento degli ingressi in terapia intensiva, con un aumento del 43,70% rispetto alla settimana precedente, cioè 194 nuovi pazienti. La Regione entrerà in zona arancione a partire da lunedì 1 marzo. L’Rt, calcolato al 10 febbraio, è pari a 0.82; quello di Milano, è arrivato il 21 febbraio a 1,2. Il 23 marzo il presidente della Regione Attilio Fontana ha firmato un’ordinanza che collocava tutta la provincia di Brescia e alcuni comuni delle province di Bergamo e Cremona in zona arancione “rafforzata”.

Report ISS del 26 febbraio

La situazione più critica è quella degli ospedali di Brescia e della Franciacorta. A spiegare cosa stia accadendo è Cristina Mascheroni, presidente della Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani) Lombardia, in un’intervista al Corriere della Sera. «Si è iniziato a mandare alcuni pazienti anche all’ospedale in Fiera di Milano», ha detto la dottoressa Mascheroni, spiegando che a Brescia sarebbero già piene le due terapie intensive destinate ai malati Covid, cioè 25 posti letto.

LA NUOVA STRATEGIA VACCINALE

Il 24 febbraio il governatore Fontana e la vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti hanno illustrato in una conferenza stampa le linee guida della nuova strategia del Piano vaccinazioni anti-Covid della Regione. Lo scopo è quello di vaccinare per prime le zone più colpite dall’infezione, procedendo con una strategia di «mitigazione e contenimento dei contagi», l’«individuazione dei punti vaccinali» e la «possibilità di coinvolgere gli specializzandi per la somministrazione dei vaccini sabato e domenica, dietro compenso». L’idea è quella di vaccinare entro fine giugno tutta la popolazione della Regione.

Le risorse stimate per la campagna vaccinale sarebbero pari a 214 milioni di euro, di cui:

  • 96 milioni per la remunerazione delle prestazioni vaccinali;
  • 66 milioni per i costi del personale dedicato;
  • 18 milioni per i costi totali per allestimento centri vaccinali;
  • 18,5 milioni per i costi per i sistemi informativi dedicati alla gestione del processo;
  • 15 milioni per i costi a carico dei bilanci di Ats e Asst per l’erogazione dei servizi sanitari e non sanitari nelle strutture allestite temporaneamente.

La Lombardia dovrebbe avere a disposizione 1.031.621 dosi per il mese di marzo, di cui 537.300 di Pfizer, 320.721 di AstraZeneca e 137.600 di Moderna, anche se, ha spiegato la vicepresidente Moratti, «le consegne per motivi ‘esogeni’ possono subire variazioni”».

VACCINAZIONI DI MASSA: IL CASO DEL COMUNE DI VIGGIÙ

Nel comune di Viggiù, in provincia di Varese, è stata intanto avviata una campagna vaccinale di massa che si concluderà il 4 marzo 2021. Il piano, che contempla il rilascio di un certificato vaccinale, prevede che la vaccinazione sia suddivisa per età, somministrando tra gli 80 e i 65 anni il vaccino Moderna e agli over 65 quello di Astra-Zeneca.

«Questa è una grande opportunità e invito davvero tutti i mei concittadini a vaccinarsi – ha detto il sindaco Emanuela Quintiglio – come ho già ripetuto più volte in questi giorni, a Viggiù il problema non è tanto l’elevato casi di contagi, ma la presenza di diverse varianti di virus, come è emerso anche dallo screening di massa terminato pochi giorni fa».

Il 27 febbraio, in un post pubblicato su Facebook, il sindaco ha comunicato che ha risposto alla chiamata il 90% delle persone invitate a partecipare. Si tratta infatti di appuntamenti stabiliti dall’ATS che non richiedono alcuna registrazione o prenotazione, e che non sono in alcun modo modificabili. «Chi non parteciperà a questa campagna vaccinale – si legge sul sito del Comune – verrà ricontattato secondo il piano vaccinale regionale».

Grazie Viggiù!Alla convocazione di oggi ha risposto il 90% delle persone invitate a partecipare.Grazie ai medici di…

Posted by Comune Di Viggiù on Saturday, February 27, 2021

I PRIMI EFFETTI DELLE VACCINAZIONI

Il vaccino starebbe funzionando. A riportarlo è l‘Istituto Superiore di Sanità in un report pubblicato il 26 febbraio:

«A partire dalla seconda metà di gennaio si osserva un trend in diminuzione del numero di casi negli operatori sanitari e nei soggetti di età >= 80 anni, verosimilmente ascrivibile alla campagna di vaccinazione in corso, sebbene la presente analisi sia puramente descrittiva e questa ipotesi debba essere confermata con valutazioni più approfondite».

Come si può vedere dal grafico qui sopra (p.36 del report), la curva dei casi individuati tra gli operatori sanitari e la curva del resto della popolazione ha mostrato un andamento simile fino alla seconda metà di gennaio, quando le due curve hanno iniziato a divergere mostrano un trend in calo per la prima categoria.

Dalla seconda metà di gennaio, circa un mese dopo l’inizio della campagna vaccinale, si inizia a osservare un cambio di tendenza nel numero dei ricoveri degli operatori sanitari, con una riduzione dal 5 al 2% (p.37).

Analizzando infine il numero di casi in due diverse fasce di popolazione (p.38), under80 e over80, si osserva un andamento molto simile nelle due fasce fino alla seconda metà di gennaio e, successivamente, un netto calo nella popolazione di età >= 80 anni.

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