Abb vuole mettere un cobot in tutte le pmi

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La famiglia dei Cobot di Abb (Foto Abb)
La famiglia dei Cobot di Abb (Foto Abb)

La prima cosa che colpisce è la leggerezza: 21 chili per Swifty e 27 chili per Gofa. Li può alzare e installare una persona sola. Anche perché i due cobot (collaborative robot) della svedese Abb sono piccoli e per funzionare hanno bisogno solo di essere attaccati alla corrente elettrica. L’azienda svizzero-svedese sta spingendo moltissimo in un settore della robotica e dell’automazione che è destinato, secondo il presidente della divisione Sami Atiya, a rivoluzionare l’industria nel decennio appena iniziato: “Questo è il decennio in cui l’automazione, la robotica e l’intelligenza artificiale cambieranno il modo con il quale le persone lavorano”.

GoFa un Cobot di Abb (Foto Abb)
GoFa un Cobot di Abb (Foto Abb)

Dal 1974, anno di esordio dell’automazione robotica industriale, con i “bracci” che si muovono in ambienti controllati per svolgere rapidamente e con precisione compiti ripetitivi e monotoni per gli operati specializzati, sono stati fatti moltissimi passi in avanti, sino ad arrivare al 2015, con la nascita dell’automazione per tutti con i cobot, i robot collaborativi, cioè strumenti più piccoli pensati per poter operare in maniera sinergica e concorrente con gli operatori.

Ci sono quattro mega-trend – dice Atiya – che caratterizzano quest’ultimo periodo: i consumatori vogliono più personalizzazione, i lavoratori esperti vanno in pensione e c’è quindi carenza di operai specializzati, ma stiamo anche assistendo a una forte digitalizzazione e a una fase di incertezza a causa anche della pandemia. Nell’ultimo anno sono stati fatti più progressi e cambiamenti che non negli ultimi trenta, e la tendenza è verso una ulteriore accelerazione”.

YuMi un Cobot di Abb (Foto Abb)
YuMi un Cobot di Abb (Foto Abb)

La nuova gamma

Abb, che è un colosso presente in vari settori, aggiunge alla sua linea di cobot, rappresentata da YuMi (questo il nome in codice del primo cobot del 2015) altre due famiglie: GoFi e Swifty. Dimensioni simili a prima vista ma con obiettivi sostanzialmente diversi. “Permettono – dice la responsabile di prodotto mondiale Andie Zhang – un ampio raggio di applicazioni e scopi, non solo dentro la fabbrica. E sono pensati per essere molto usabili, molto sicuri e molto produttivi“.

Abb, che in prospettiva lavora anche con l’intelligenza artificiale per rendere più smart le sue soluzioni, ha investito molto anche sul design e il lato software. I due robot sono piccoli, vengono imballati come un elettrodomestico e sembrano un apparecchio da casa, non da fabbrica. Anche perché hanno possibili applicazioni anche in pubblico, per esempio in bar e ristoranti, ma anche altre soluzioni e servizi che ancora non sono state pensate. A dare forza a questo tipo di apertura, che non è solo di compatibilità tecnica (i cobot possono utilizzare accessori proprietari, di terze parti o creati e stampati in 3D dagli utenti finali stessi) ma anche di semplicità software.

Oltre a essere sicuri, con sensori che capiscono se hanno toccato una persona e si bloccano subito oppure “zone” per rallentare e poi fermare la velocità di esecuzione all’avvicinarsi delle persone – dice Zhang – usano anche delle app su iPad che permettono di configurare e programmare senza dover sapere niente di programmazione. Codice zero, modalità intuitive, facili da usare”.

GoFa un Cobot di Abb (Foto Abb)
GoFa un Cobot di Abb (Foto Abb)

Dalle pmi al bar

Al di là di questo, il segnale che arriva da Abb è che c’è una trasformazione nel mondo e un’opportunità. L’azienda ha già venduto una montagna di bracci robotici, circa mezzo milione di allestimenti, e l’Italia è il suo terzo mercato dopo la Germania e la Cina. Il settore manifatturiero anche su piccolissima scala può beneficiare da questo tipo di strumenti capaci di precisione a livello di micron, velocità di impostazione e poi soprattutto lunghissima vita. Ma ci sono un’infinità di possibili usi: da quello del cuoco robotico per fare gli hamburger nelle cucine dei fast food al barman robotizzato capace di mixare decine di cocktail in locali di tendenza. E si può andare avanti ancora a lungo.

Il successo si lega alla capacità di esecuzione. In questo Abb ha una storia di particolare successo in Italia, sia dal punto di vista commerciale che per la capacità di educare il mercato. L’azienda, spiegano la responsabile marketing Marina Bill e il collega Andrea Cassoni, lavora tramite canale e vendita diretta ma soprattutto sta trovando la sua forza anche negli strumenti digitali per la pre e post vendita. Come per esempio il configuratore online, molto semplice, e la app di realtà aumentata che consente di posizionare fisicamente il braccio robotico nell’ambiente di lavoro e simulare prima dell’acquisto vari possibili scenari.

 

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