Il Movimento 5 Stelle pronto a perdonare gli espulsi

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Domani il Movimento 5 Stelle “festeggerà” l’anniversario del 33% ottenuto alle politiche del 2018, ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e dal partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio c’è stata una vera e propria diaspora. Con l’addio avvenuto ieri da parte del deputato palermitano Giorgio Trizzino, sono in tutto 100 i parlamentari che hanno abbandonato il Movimento. Un dato senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana, con un partito che ha praticamente fornito parlamentari a qualunque gruppo.

Parlamento: non c’è un gruppo senza un ex M5S

Non c’è un gruppo alla Camera o al Senato che non abbia tra le sua fila un ex grillino: da Forza Italia alla Lega, dal PD a Italia Viva, tutti hanno attinto ai pentastellati che in questi tre anni sono usciti o sono stati allontanati per motivi più disparati. Dai problemi per le rendicontazioni, passando per le accuse di mancanza di trasparenza e democrazia interna, fino alla formazione del governo Draghi si è arrivati alla cifra tonda di 100 fuorisciti/espulsi dal M5S. Il no alla fiducia per il nuovo governo aveva portato fino a ieri all’espulsione di 36 parlamentari, ma nelle ultime 24 ore se ne sono aggiunti altri 3. Sono stati colpiti da sospensione e procedura di espulsione, infatti, i deputati Cristian Romaniello, Yana Ehm e Simona Suriano.

Crimi: “Se gli espulsi cambiano idea…”

Nell’ultima tornata di espulsioni il M5S ha dato il benservito anche ad elementi storici e di spicco come il deputato Andrea Colletti o i senatori Barbara Lezzi e Nicola Morra, attuale presidente della Commissione parlamentare antimafia. Entrambi i senatori hanno promesso battaglia con le proprie controdeduzioni ai procedimenti di espulsione, ma ora un assist nei loro confronti arriva anche dal capo politico Vito Crimi“Le espulsioni non sono state una sanzione, ma un atto dovuto – le parole riportate da Huffingtonpost – Chi decide di votare contro la nascita di un governo si pone automaticamente all’opposizione. Se poi qualcuno dovesse cambiare idea, ritiene che questo governo male non è e ritiene di cambiare opinione e sostenere l’esecutivo e il Movimento lo dichiari, dimostri, faccia presente ai direttivi, che faranno le valutazioni del caso”.

Insomma, c’è la volontà di “perdonare” coloro i quali faranno un passo indietro, ammettendo sostanzialmente l’errore. Del resto, con l’imminente ingresso nel Movimento di Giuseppe Conte con un incarico direttivo di prestigio, cercare di recuperare elementi che hanno collaborato con l’ex premier nel precedente triennio potrebbe rafforzare le fila di un partito che altrimenti si ritroverebbe oltremodo sfilacciato.