La finale senza fine di Sanremo 2021. Che eppure già mi manca

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E io che pensavo ci fosse il tutto esaurito. Ho persino sfoggiato la doppia mascherina: Ffp2 sotto, chirurgica sopra, entrambe gentilmente offerte da mamma Rai. Sabato sera la sala stampa per l’ultimo miglio del Festival della canzone italiana non è sold out. Qualcuno arriva che Amadeus ha già dato il via al televoto. Del resto, oggi qui ci si esprime solo sui tre finalisti, intorno all’1,45 se Dio vuole. Qualcun altro, invece, sfiancato dalle maratone precedenti che avrebbero messo a dura prova anche il più zen dei monaci, deve essersi ritirato. Mentre me lo immagino sul letto dell’albergo, le prime esibizioni dei big in gara – Ghemon, Gaia, Irama virtuale (da quattro giorni registrato con lo stesso completo di pelle, gli stessi gesti, gli stessi passi) e Gio Evan – vanno via lisce, Fiorello fa in tempo a omaggiare Little Tony e a tornare sul piatto forte del giorno: non ci sarà un Ama-ter, l’anno prossimo Amadeus non sarà il direttore artistico. Proprio adesso che mi stavo affezionando e cominciavo a sentirmi a casa, ad apprezzare Zlatan Ibrahimović, il binge watching sanremese dal Casinò interrotto dalla pubblicità silenziata e dallo spot della Liguria a tutto volume, i bodyguard severi ma giusti, le luci troppe soffuse, le 22 che sono le nuove 18, i superospiti che non sono poi tanto super.

Fiorello (foto: Jacopo Raule/Daniele Venturelli/Getty Images)

Intanto i big continuano ad avvicendarsi sul palco: Ermal Meta, Fulminacci, Francesco Renga, Extraliscio featuring Davide Toffolo, Colapesce Dimartino, Francesca Michielin e Fedez mentre la moglie di lui, Chiara Ferragni, chiama alle armi e al televoto i suoi 22,7 milioni di follower… Fino a quando entra lei, Ornella Vanoni, e con la pacatezza di un santone che si risveglia da una lunga meditazione fa a Fiorello un’osservazione che suona sacrosanta: “Questo è il Festival della musica, ci siamo anche noi, perché tu canti? Sei un cantante?”. Come a dire: ma non si canta troppo se cantano tutti? Alla candida provocazione lui non risponde e le lascia l’Ariston-senza-pubblico per un medley che si conclude con l’ingresso di Francesco Gabbani per accompagnare la signora al pianoforte nell’esecuzione di Un sorriso dentro al pianto tratto da Unica, ultimo lavoro discografico. La vera regina, però, è la collega Giovanna Botteri, che prende a prestito le parole di Caro amico ti scrivo di Lucio Dalla per tornare a un anno fa, a Wuhan, dove, inviata Rai, raccontava la pandemia che sembrava ancora lontana. E non deve essere mica facile farlo stasera lì on stage.

Amadeus, Ornella Vanoni, Fiorello e Francesco Gabbani (foto: Jacopo Raule/Daniele Venturelli/Getty Images)

Non è nemmeno facile stare qui in sala stampa e non potersi scatenare sulla rullata di Ethan, il batterista dei Måneskin, con cui parte il loro brano Zitti e buoni; men che meno stringersi al vicino di banco, che poi è lontano, e gridare Amare senza avere tanto / urlare dopo avere pianto / parlare senza dire niente / come il sole, mi consolerà insieme a La Rappresentante di Lista. Allontanare la mascherina il tempo di cantare una strofa di Ti amo con Umberto Tozzi? Proprio no. Mettere la testa sul banco per chiudere gli occhi qualche minuto senza far allarmare la security? Impensabile, anche se, diamine, un colpo di sonno ci sta all’una di notte quando la serata ha una durata offensiva, persino Ibra e Achille Lauro si sono congedati, e dobbiamo ancora votare. A ogni modo, a dare la sveglia ci pensa Random, big numero 22 su 26, che stona in grande stile, e dopo Max Gazzè che, come un vero Superman, si lancia nella platea deserta ma cade. I quotidianisti friggono: i giornali devono andare in stampa, però il nome del vincitore è lontano. Trapela il premio Lucio Dalla a Colapesce Dimartino e il premio della critica Mia Martini a Willie Peyote. Entrambi meritatissimi.

La sala stampa (foto: Chiara Oltolini)

Una volta uscita la classifica generale definitiva fino al quarto posto e poi i tre nomi che si contendono il podio, tutto si consuma velocemente, forse troppo. La performace di Dardust non ha l’attenzione che merita. Bisogna scegliere se premiare Ermal Meta, il favorito dal giorno uno, Francesca Michielin e Fedez, che grazie al televoto hanno guadagnato 14 posizioni, o la next generation dei Måneskin. Come è finita si sa. Ciò che non si sa è che Sanremo, anche quello di quest’anno, già mi manca.

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