Storia dei Måneskin, che a Sanremo 2021 “hanno fatto la rivoluzione”

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(Foto: Jacopo Raule / Daniele Venturelli / Getty Images)

La formazione: Damiano David è il frontman, carismatico e irriverente; Victoria De Angelis, la bassista di origine danese, Thomas Raggi, il piccolo genio del riff, Ethan Torchio, il mistico della rullata. Insieme fanno 81 anni. E la band rock di Roma che ha vinto a sorpresa, ma non troppo, Sanremo 2021. Nella classifica del venerdì sera, prima dell’intervento del televoto, i Måneskin erano già messi bene: quinti. Fino a quel momento, però, le posizioni erano state determinate dalla giuria demoscopica, dalla sala stampa e dall’orchestra. Poi, in finale, i fan li hanno portati dritti sul podio, cancellando definitivamente l’inizio in salita con le accuse di plagio partite dai social per la loro Zitti e buoni e in fretta smentite. E così, nel Festival con il pubblico più giovane e più social della storia, hanno trionfato gli artisti in gara con il maggior numero di commenti su Twitter e l’endorsment di Vasco Rossi che ha rivelato su Instagram  di “tifare per loro”. Il post della vittoria: “La dedichiamo a  quel prof che ci diceva sempre di stare zitti e buoni. #Sanremo2021”.

Prima di #Sanremo2021, la storia dei Måneskin (in danese, chiaro di luna), come si può immaginare, è recente. Sono diventati una band nel 2015, per il frutto della casualità. Vic e Thomas suonavano già insieme al liceo, erano gli Psycho Playground, cercavano voce e batteria, hanno provinato Damiano e il giorno dopo Ethan, trovato su Facebook. Si sono spaccati di gavetta suonando in strada, nei centri sociali, in locali piccoli e brutti di Roma, Faenza, Danimarca… ovunque. Hanno anche partecipato a parecchi contest. Il salto di qualità: X Factor edizione 2017. E lì, con un singolo, Chosen, scritto in 15 minuti e diventato disco di platino in un paio di settimane (presente il tormentone Follow me / Follow me now?), sono arrivati secondi, oscurando il primo classificato, che nemmeno ci ricordiamo più, e si sono guadagnati il titolo di “nuovi Rolling Stone”. Esagerato? Ma tant’è. A quel punto, invece di sparire come ormai la maggior parte dei concorrenti dei talent, hanno fatto uscire le hit giuste: Morirò da re, Torna a casa, che è arrivata in vetta alla Top Singoli della FIMI, fino all’album in studio di debutto: Il ballo della vita, a cui è seguita una lunga tournée in Europa sold out. Alla fine del 2020, l’annuncio: Sanremo 2021 tra i big.

Damiano dei i Måneskin (fotogramma)

L’idea di portare il brano Zitti e buoni al Festival di Amadeus e Fiorella è nata in maniera naturale, hanno detto i Måneskin in conferenza stampa. “Abbiamo pensato: ‘wow, ci rispecchia tanto ed è così sbagliato per l’Ariston che quasi diventa giusto’. Siamo felici di portarlo su un palco storico e importante, dove siamo abituati ad ascoltare canzoni che rispecchiano altri canoni. Molti pensano che bisogna adattarsi e omologarsi, invece noi stiamo dimostrando che non serve farlo, perché se uno è onesto e genuino questa cosa ripaga, qualunque pezzo si porti sul palco”.
Completamente se stessi, 
anticonformisti, insofferenti alle etichette che dividono il mondo in maschile e femminile (chi ha detto che lo smalto è donna?), dissacranti anche nei look, sono i testimonial perfetti della Generazione Z. E adesso che sono riusciti a portarla a Sanremo (“Abbiamo fatto la rivoluzione!”), hanno già in canna il prossimo obiettivo: il 19 marzo esce Teatro d’ira – Vol. 1, un disco che racconterà quello che hanno vissuto a Londra negli ultimi tempi e costituirà il primo tassello di un progetto più ampio con lo scopo di scardinare pregiudizi e stereotipi. E i detrattori, gli haters, i critici: zitti e buoni.

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