Che cos’è la “rarissima” variante di coronavirus trovata a Varese

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variantiSarebbe stata registrata in precedenza solo un’unica volta, in Thailandia in una persona tornata da un viaggio in Egitto, la nuova forma mutata di coronavirus identificata a Varese dal laboratorio di Microbiologia dell’Asst Sette Laghi. Segni distintivi: differenze significative nell’intera sequenza della proteina spike, quella che serve a Sars-Cov-2 per infettare le cellule.

La nuova variante

“L’identificazione di questa variante che ha solo un altro caso descritto al mondo è il risultato della collaborazione con i colleghi del San Raffaele, e in particolare con il professor Massimo Clementi e il professor Nicasio Mancini”, ha precisato Fabrizio Maggi, professore di Microbiologia all’Università dell’Insubria e responsabile del laboratorio dell’azienda sanitaria lombarda.

La proteina spike della nuova variante avrebbe una struttura molecolare unica, diversa rispetto a quella delle altre varianti più o meno rare finora identificate sul nostro territorio. Le mutazioni non sembrerebbero tali da far venire meno l’efficacia dei vaccini esistenti, ma sarebbero interessanti dal punto di vista scientifico.

“Ora che l’intero genoma di questa variante del virus è stato ricostruito, potremmo capirne il significato biologico con studi in vitro e dimostrarne l’eventuale impatto clinico ed epidemiologico sulla popolazione”, ha spiegato Maggi.

Il senso delle varianti

Dare un senso alle varianti è una sfida forse ancora più grande che la loro identificazione. Basti pensare che il Regno Unito, la cui rete di sequenziamento è una delle migliori al mondo, ha finora scansionato centinaia di migliaia di genomi di Sars-Cov-2: molte delle varianti identificate non cambiano il comportamento del virus ma è solo grazie al monitoraggio e a uno sforzo coordinato che possiamo sperare di arginare in tempo quelle più problematiche.

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