Amazon estende il suo progetto di pagamenti con i dati biometrici della mano

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Un magazzino di Amazon (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto via Getty Images)
Un magazzino di Amazon (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto via Getty Images)

Usare la propria mano per pagare gli acquisti nei negozi, semplicemente mostrandola a uno scanner senza dover sborsare contanti o usare carte né app sullo smartphone: è l’idea di Amazon One, tecnologia che permette di associare i dati biometrici della propria mano con quelli supportati da una carta di credito per il pagamento elettronico ed effettuare così transazioni “contactless” nel senso più stretto del termine. Il sistema è stato già annunciato e implementato in autunno, ma ora Amazon lo sta allargando a una dozzina in totale di negozi a Seattle e dintorni, “culla” della compagnia fondata da Jeff Bezos.

La tecnologia, sviluppata per anni, è stata sottoposta a domanda di registrazione per il brevetto. Annunciata nel 2019, Amazon One è stata adottata inizialmente in un paio di negozi della compagnia per poi essere pian piano distribuita fra diversi Amazon Go, Go Grocery, Books, 4-star e pop up store. Il sistema si basa su un hardware per la scansione che include algoritmi proprietari di computer vision per catturare e cifrare l’immagine di un palmo di mano, cogliendone trame e dettagli fisici. Prima di tutto, però, bisogna inserire la carta di credito e poi passare la mano seguendo le istruzioni per associare le informazioni di pagamento con la “firma” biometrica. È possibile decidere di registrare una sola o entrambe le mani; non sarà necessario essere iscritti ad Amazon ma bisogna comunicare un numero di telefono.

La compagnia confida che tale sistema possa essere utilizzato in futuro da negozi di terze parti, per l’accesso a stadi, concerti o uffici, arrivando a sostituire i badge o i tag Nfc (un’evoluzione della tecnologia Rfid). Amazon One diventerebbe così più un sistema di identificazione e non solo di pagamento. Benché esista la possibilità di cancellare i propri dati biometrici, in caso di recesso, non mancano le preoccupazioni sull’eventualità che Amazon possa essere il detentore di un nuovo standard di identificazione. Alcune di queste le ha espresse a The Verge Reuben Binn, docente di Data protection all’università di Oxford: la raccolta dei dati in cloud li potrebbe esporre ad attacchi informatici o all’interesse di terze parti, e la persistenza di password di per sé immutabili sarebbe smisurata rispetto allo scopo (shopping).

“Il palmo di una mano è considerato più riservato di alcune alternative biometriche perché non puoi determinare l’identità di una persona guardandolo”, spiega Dilip Kumar, vicepresidente della catena fisica e tecnologie di Amazon: “Richiede inoltre che il soggetto compia un gesto volontario rivolgendo la mano verso il device”. Nell’Unione europea tali faccende sono regolate dalla Gdpr e una scuola primaria di Danzica è stata già multata per aver raccolto le impronte digitali dei bambini aventi diritto alla mensa e in regola con la retta: il metodo era sproporzionato e non essenziale, secondo l’Ufficio protezione dati polacco, anche perché vi erano altri metodi meno invasivi per accertare l’identità dei piccoli alunni. Esito simile per una scuola svedese che raccoglieva invece la biometria facciale.

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