La Turchia si è ritirata dalla convenzione di Istanbul sul contrasto alla violenza sulle donne

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La Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato il ritiro sabato 20 marzo, scatenando proteste nel paese e la condanna da parte delle istituzioni europee e del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.

Secondo le autorità turche, le leggi nazionali sono sufficienti a garantire la protezione delle donne. Nel paese, tuttavia, si sono registrati 78 femminicidi da inizio 2021 e oltre 300 nel 2020. Inoltre, l’ufficio del presidente Erdogan ha rilasciato una dichiarazione in cui denuncia la convenzione come “il tentativo di un gruppo di persone di normalizzare l’omosessualità, cosa incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia. Il ritiro dal trattato è quindi un doppio passo indietro per quanto riguarda la tutela dei diritti delle donne e quelli della comunità lgbtq+.

Cosa prevede la Convenzione di Istanbul

La convenzione, firmata nel 2011 proprio in Turchia, sancisce l’uguaglianza tra uomo e donna e definisce la violenza di genere come un atto discriminatorio e una violazione dei diritti umani, che comprende atti e minacce che provochino sofferenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. Inoltre, identifica la violenza domestica come qualunque pratica di violenza all’interno del nucleo familiare o tra coniugi e partner.

Il trattato, come stabilito dagli articoli 5 e 6, obbliga gli stati a prevenire il verificarsi delle violenze, con misure che ridefiniscano i ruoli di genere e di contrasto agli stereotipi che rendono accettabile la violenza di genere.

Inoltre i governi sono tenuti a proteggere le donne e le ragazze che vivono in condizioni di rischio per la propria incolumità e istituire centri si assistenza specialistica per le vittime, come rifugi, centri anti violenza e linee di assistenza telefonica, e a perseguire i criminali che hanno compiuto atti violenti, anche in caso di ritiro della denuncia da parte della vittima, che può agire sotto costrizione, paura, minacce e quindi non in piena libertà. Inoltre, la Convenzione stabilisce anche l’istituzione di un meccanismo di controllo, per verificarne l’applicazione da parte degli stati firmatari.

Le proteste

Migliaia di persone sono scese in piazza a Istanbul, Ankara e Smirne, contro la decisione di Erdogan, scandendo slogan come: “Annullate la decisione, applicate il trattato!”. “Sono stanca di questo stato patriarcale”, ha detto una delle manifestanti intervistata dall’agenzia stampa France Presse. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità, oltre il 38% delle donne in Turchia è stata vittima di violenza da parte del partner e i femminicidi sono in costante aumento.

La reazione internazionale

L’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell, ha definito la decisione della Turchia come un messaggio pericoloso per i diritti delle donne in tutto il mondo, a cui è seguita la dichiarazione di supporto alla Convenzione da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Joe Biden, invece, ha definito profondamente deludente la scelta di Erdogan, sottolineando con preoccupazione l’aumento delle violenze domestiche nel mondo e dei femminicidi in Turchia.

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