Andrea Scanzi e la sua vaccinazione spacciata per chiamata alle armi

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Dice Andrea Scanzi che lo dobbiamo ringraziare, visto che ha avuto il coraggio di farsi il vaccino senza nemmeno ricevere la retribuzione che spetta a chi si presta come cavia. E in effetti dobbiamo ringraziarlo, ma non per i motivi che crede lui. L’affaire Scanzi, il suo accesso alla dose come riservista quando le liste di riserva ancora non esistevano, ha in effetti acceso i riflettori sul tema e ha dato uno slancio alla creazione delle stesse, con criteri molto rigidi. Per evitare nuovi casi Scanzi, infatti, le regioni si stanno muovendo per far sì che le somministrazioni vengano fatte a chi ne ha realmente bisogno, anche quando i primi della lista non si presentano. E questa è un’ottima notizia.

L’episodio risale alla settimana scorsa, quando il giornalista ha dichiarato fiero sui suoi profili social l’avvenuta vaccinazione. Il fatto che Scanzi, 46enne in formissima, abbia avuto accesso alla somministrazione ha creato scompiglio tra l’opinione pubblica, tanto più perché questo è avvenuto in una regione, la Toscana, tremendamente in ritardo nella vaccinazione dei più anziani: solo il 5,3% degli over 80 ha ricevuto entrambi le dosi, un’istantanea perfetta del perché la battaglia contro il Covid-19 nel nostro paese sarà ancora lunga. Eppure il giovane Andrea Scanzi ce l’ha fatta e il motivo è presto detto: era stato segnato come caregiver, dal momento che ha genitori anziani e dunque vulnerabili, e apparteneva alla lista dei riservisti, quelli da chiamare quando altri non si presentano.

Un doppio paradosso: per quanto riguarda la questione familiare, o il giornalista ha ricevuto la dose prima dei suoi genitori, o l’ha ricevuta insieme ai suoi genitori, il che farebbe cadere il discorso della vulnerabilità; lato riservisti, invece, in Toscana non esisteva alcuna lista di questo tipo. E infatti è stata aperta un’inchiesta ed è venuto fuori come tutto si sia basato su una comunicazione verbale, un inno alla non trasparenza dove a dominare sembrano essere stati più i buoni rapporti in ambito sanitario e il buon nome che non il principio che dovrebbe essere la guida in questa fase e che invece è finito in fondo alla scala delle priorità, ovvero la necessità.

In ogni caso lo scandalo Scanzi ha avuto i suoi buoni effetti, dal momento che la Toscana si è subito dotata di un canale ufficiale di liste di riserva. Nelle ore successive al polverone, infatti, sul portale web della sanità regionale è comparso il link per poter accedere alla “panchina” delle persone da vaccinare, il tutto con criteri molto rigidi: l’iscrizione è riservata alle categorie prioritarie, cioè gli anziani e gli altri professionisti come insegnanti e volontari sanitari che già stanno ricevendo le dosi in queste fasi. E anche in altre regioni come la Lombardia o l’Emilia-Romagna si sta delineando il sistema dei riservisti. Tra i criteri c’è quello dell’overbooking, ovvero convocare più persone delle dosi disponibili scommettendo statisticamente sul fatto che qualcuno non si presenterà, ma anche quella dello speedy boarding, cioè delineare persone che nel giro di 30 minuti possano recarsi in ospedale in caso di rinuncia di chi sta davanti. Forme di panchinari diverse, tutte accomunate da un solo elemento: mettere le categorie in stato di necessità davanti a tutti, sempre.

Il fatto che oggi stia avvenendo tutto questo, cui il caso Scanzi ha dato un’accelerata, è un’ottima notizia. Dopo il caos AstraZeneca il numero di rinunce si è impennato, basti pensare che solo a Torino le disdette hanno toccato il 31%. Un elemento che si aggiunge agli enormi ritardi della campagna vaccinale, con le dosi che non arrivano mentre chi dovrebbe aver accesso a quelle a disposizione non si presenta. Poter attingere a liste di riserva ufficiali in questa situazione è fondamentale per non perdere altro tempo, anche perché lì fuori c’è un esercito di persone che ha un disperato bisogno di somministrazioni ma che per le inefficienze del sistema non riesce ad accedervi. In questi giorni sono emerse le storie di ultracentenari non vaccinati, mentre a oggi il dato nazionale rivela che la fascia d’età che ha ricevuto meno dosi è quella 70-79, con solo il 16% per richiami. Creare liste di riserva e farlo imponendo criteri rigidi così che siano proprio loro i primi a essere chiamati in caso di rinunce davanti, è allora la miglior cosa che si potesse fare per oliare un meccanismo già arrugginito.

Con la sua vaccinazione, dipinta peraltro come una chiamata alle armi che non come un beneficio da privilegiato, Andrea Scanzi ha denunciato involontariamente l’ingiustizia del sistema e ha fatto sì che d’ora in poi non ci saranno altri Andrea Scanzi che grazie alla loro posizione e alle loro conoscenze riceveranno una dose prima di chi realmente ne ha bisogno. Il giornalista ha insomma posto goffamente i riflettori sull’importanza della creazione ufficiale e trasparente delle liste di riserva, ma anche sull’imposizione di criteri logici e fondati sulla reale necessità per potervi accedere. Da un giornalista ci si sarebbe aspettato che tutto questo derivasse da un’inchiesta, da un qualche reportage esclusivo. Andrea Scanzi invece si è sacrificato per noi, addirittura trovando il coraggio di farsi vaccinare per raccontarci come le cose in Italia dovessero cambiare. Non ci resta che ringraziarlo.

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