La realtà che “non” esiste, torna il contest per pensare transmediale

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Raccontare tematiche sociali è da sempre un incentivo forte per sceneggiatori e autori, ma sono cambiati nel tempo i linguaggi con cui farlo. Ed è proprio con un approccio transmediale che la società di produzione One More Pictures, in collaborazione con Rai Cinema, lancia una call ai giovani sceneggiatori nell’ambito del contest La realtà che non esiste, giunto alla terza edizione e presentato oggi in diretta streaming su Posso.it e sulla pagina Facebook di RaiCinema. Wired è media partner dell’iniziativa.

Un contest aperto a tutti, ma in particolare ai giovani autori, o compagini di autori, che vorranno sfidarsi mettendo in gioco un soggetto inedito e cogliere anche un’occasione di scouting. Il tema della nuova edizione è “Il digitale tra minacce e opportunità” : i margini di racconto sono ampi, soprattutto concentrando il focus sull’uso distorsivo del web ma, come sottolineato da Maria Grazia Mattei, fondatrice e presidente di Meet Digital Culture Center, tra i giurati del contest, sarà anche importante ragionare fuori dagli schemi.

In precedenza il concorso per sceneggiatori aveva dato spazio al racconto della realtà degli  hikikomori e, lo scorso anno, al fenomeno del revenge porn (entrambi approdati a Venezia, con una presentazione ad hoc in ambito Mostra del cinema).

La peculiarità del contest promosso da One More Pictures con Rai Cinema è la transmedialità a cui approderà lo scrip vincitore che sarà accompagnato in un processo produttivo ai fini della realizzazione di un cortometraggio lineare, un cortometraggio in realtà virtuale, social story e un concept fotografico per la locandina del film. Come sottolineato da Carlo Rodomonti, Responsabile marketing strategico e digital di Rai Cinema, l’obiettivo è creare racconti complessi, articolati, da sviluppare su più fronti. Ai partecipanti non si richiedono “sceneggiature perfette ma storie forti”, che saranno sviluppate e costruite con l’apporto dei partner coinvolti, istituzioni e aziende. Ogni realtà avrà un suo rappresentante nella giuria che individuerà lo script più convincente.

La realtà che non esiste vuole quindi ricercare punti di vista autoriali nuovi per parlare di digitale e, molto più in generale, come spiegato da Manuela Cacciamani, founder di One More Pictures, “abbiamo bisogno di far crescere le nuove generazione di autori adeguandole ai nuovi gusti”. I talenti non mancano in giro ma ancora troppi autori ragionando con le logiche di sempre, quelle del cinema di sempre.

La tematica sociale è già di per sé un mezzo per arrivare a determinati target, ma la fruizione del pubblico sta cambiando in senso generale, complice anche l’utilizzo di strumenti e device a cui un tempo non si associava il concetto di “cinema”. I nuovi formati di storytelling possono portare le narrazioni altrove, come dimostrava l’accrodo che lo scorso agosto portava i  contenuti Vr di Rai Cinema Channel  sulla piattaforma digitale LittlStar, nella sezione Vr Stories, che consentiva ai possessori italiani di PlayStation Vr il download sullo store.

A dare una mano a concepire prodotti al passo con i nuovi tempi, saranno anche realtà che operano in altri ambiti, ad esempio la creazione di strategie digitali per attori del retail in ottica omnichannel: come sottolineato dal ceo di FiloBlu Christian Nucibella, “l’intersecarsi dei canali di comunicazione ha messo in crisi i modelli di comunicazione e organizzazioni più tradizionali”, generando quindi il bisogno di nuove progettualità in grado di veicolare messaggi congruenti con format e contenuti specifici. Un discorso valido per più settori, dal fashion al cinema appunto: in ambo i casi si tratta di raggiungere il pubblico nei nuovi touchpoint, lasciando dove possibile ai fruitori la libertà di agire, compartecipare, co-creare che viene garantita altrove da altre piattaforme.

L’obiettivo dichiarato de La realtà che non esiste è raccontare, come nelle due precedenti edizioni, tematiche rilevanti dal punto di vista sociale, ma promuovendo nel contempo la virtual reality e i nuovi linguaggi dell’audiovisivo. Un buon suggerimento arriva ai partecipanti e giovani autori da Gennaro Coppola, Ceo di Direct2Brain, ed è quello di iniziare a concepire la storia oltre la logica lineare, con un approccio immersivo e multidevice. Non sempre, infatti, gli adattamenti a posteri funzionano e sono tante le complicazioni di cui tenere conto: prima ancora degli spettatori sono quindi gli autori, anche i più giovani, a dover fare esperienze di cinema innovativo.

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