Cosa sappiamo della variante giapponese del virus SARS-CoV-2?

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Da qualche ora si leggono, soprattutto in Italia, articoli più o meno allarmistici a proposito di una nuova variante del virus SARS-CoV-2 scoperta in Giappone, conosciuta come E484K, ma è ancora prematuro parlare di vero e proprio allarme.

Il contagio in Giappone è ripreso ormai da qualche settimana, con un’incidenza particolare nelle aree più popolose del Paese, l’area di Tokyo e quella di Osaka, ma ad oggi non ci sono certezze sul fatto che questa crescita, che secondo le autorità rappresenterebbe l’inizio della quarta ondata della pandemia, sia legata alla nuova variante.

Quello che sappiamo, dati ufficiali alla mano, è che la la ripresa del contagio sarebbe legata alle tre varianti più note in circolazione un po’ in tutto il Mondo: la variante inglese, quella sudafricana e quella brasiliana. La settimana scorsa un report del Ministero della Salute del Giappone ha accertato 678 casi di varianti del virus in circolazione nel Paese, coi cluster principali ad Osaka e nella vicina prefettura di Hyogo.

Nessun legame ufficiale tra la ripresa del contagio e la variante “giapponese”

Sabato scorso nella sola città di Osaka sono stati accertati 666 nuovi contagi, mentre in tutto il Paese i nuovi casi sono stati 2.707. Un numero simile ai casi accertati il giorno successivo – 2.702. Il 30 marzo, invece, i nuovi casi erano stati 1.561. In pochi giorni il contagio è quasi raddoppiato e le autorità sanitarie giapponesi stanno facendo fatica a tracciare le varianti. Soltanto una piccola parte dei contagi, infatti, è soggetta a studi più approfonditi.

L’allarme della nuova variante E484K non trova conferma dai dati ufficiali. Quello che sappiamo è che il mese scorso il 70% dei pazienti positivi al COVID-19 e ricoverati in un solo ospedale di Tokyo presentava questa mutazione del virus, diversa da quella inglese e da quella del Sudafrica.

Questo dato, letto con un aumento dei casi nella città di Tokyo, ha portato a questo collegamento non ancora accertato dalle autorità ufficiali del Giappone. Ad oggi, però, le autorità giapponesi non hanno ancora raccolto i dati necessari per fare un confronto rispetto alla fotografia scattata un mese fa in quell’ospedale di Tokyo.