Il progetto di una grande miniera di terre rare ha deciso le elezioni in Groenlandia

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Il partito Inuit Ataqatigiit ha vinto le elezioni in Groenlandia (foto: Inuit Ataqatigiit)
Il partito Inuit Ataqatigiit ha vinto le elezioni in Groenlandia (foto: Inuit Ataqatigiit)

Le elezioni parlamentari in Groenlandia si sono giocate sull’apertura di una grande miniera di minerali rari e di uranio. Potenzialmente sarebbe diventata la più grande fonte di questi materiali in Occidente, ma al tempo stesso l’estrazione avrebbe creato un forte impatto ambientale e possibili danni all’ecosistema dell’isola. Per questo, la popolazione della Groenlandia si è opposta agli scavi, prima manifestando davanti al parlamento e portando il paese a elezioni anticipate, poi portando alla vittoria il partito di sinistra ambientalista Inuit Ataqatigiit, che ha guidato l’opposizione contro la miniera.

Per la seconda volta gli ambientalisti sconfiggono i socialdemocratici del partito Simut, che hanno dominato la politica groenlandese dal 1979. Il partito Inuit Ataqatigiit ha ottenuto ieri il 37% delle preferenze, ricorda Reuters, e sta avviando le consultazioni per formare un esecutivo di coalizione. L’ex partito di governo è caduto a causa delle concessioni garantite alla società australiana Greenland Minerals, per estrarre le cosiddette terre rare dalla montagna di Kvanefjeld, situata nella parte meridionale dell’isola. L’apertura della miniera avrebbe creato centinaia di posti di lavoro e garantito una crescita economica dell’isola, ma avrebbe anche messo in pericolo l’ecosistema locale e generato rifiuti tossici.

Nei giacimenti di Kvanefjeld le terre rare sono legate all’uranio, che sarebbe stato un sottoprodotto dell’estrazione. Inoltre, il processo di estrazione e separazione delle terre rare, dagli altri minerali a cui sono legate, comporta l’utilizzo di grandi quantità di solventi chimici. Mentre tecniche alternative e più ecosostenibili sono ancora in fase di sperimentazione ma più costose rispetto al metodo classico. Le terre rare sono elementi cruciali nella costruzione delle nuove tecnologie e vengono impiegate nei motori delle pale eoliche, dei veicoli elettrici o nelle batterie degli smartphone. Il termine “rare” non indica la loro scarsità, ricorda Cleantechnica, ma l’alta concentrazione in poche zone del pianeta e la difficoltà nel separarle da altri elementi a cui sono legate in natura.

I rifornimenti mondiali di terre rare sono dominati dalla Cina, che detiene la gran parte dei giacimenti di questi minerali, ricorda il New York Times. Per questo, le risorse della regione dell’Artico stanno assumendo sempre più importanza a livello mondiale, soprattutto per l’Occidente che vorrebbe staccarsi dalla sua dipendenza dalla Cina. Ma anche in questo caso, il fatto che un giacimento di terre rare si trovi fisicamente fuori dai territori cinesi, non significa che sia fuori dall’influenza cinese. L’11% di Greenland Minerals, la società che avrebbe operato gli scavi in Groenlandia, è controllato da Sheghe Resources, compagnia cinese che si occupa di terre rare.

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