Perché in Cile il coronavirus imperversa, nonostante un’ottima campagna vaccinale?

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(Foto: Pan American Health Organization/Flickr)

Lo strano caso del Cile fa discutere gli esperti. Nonostante abbia messo in piedi una delle più rapide ed efficienti campagne di vaccinazione contro Covid-19 al mondo (il 40% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, meglio hanno fatto solo Israele e Regno Unito), il paese sudamericano sta subendo i colpi di una nuova ondata pandemica, con numeri di contagio mai raggiunti prima (oltre 9mila nuovi casi il 9 aprile e ora si viaggia sui 7mila al giorno). Cosa sta succedendo?

Un vaccino scarso?

Il Cile è uno dei paesi che utilizza il vaccino cinese CoronaVac. I dati di efficacia relativi a questo prodotto non sono ancora chiarissimi. Nei paesi in cui è utilizzato i dati raccolti sono un po’ diversi tra loro. Gli studi brasiliani attestano un’efficacia attorno al 50%, mentre quelli turchi dell’83,5%. L’ultimo studio cileno restituisce un quadro che si avvicina di più a quello del Brasile: 56,5% di efficacia ma – attenzione – solo dopo due settimane dalla seconda dose di vaccino; dopo la prima sembra che l’efficacia sia appena del 3%.

Una variante più contagiosa?

Un’altra variabile che potrebbe aver contribuito all’impennata di casi è la diffusione di varianti più contagiose di coronavirus, in particolare della P1.

Anche per questo il Cile (e anche gli Emirati Arabi Uniti) starebbe pensando di prevedere la somministrazione di una terza dose di vaccino.

Un falso senso di sicurezza?

Un vaccino meno efficace di quelli a mRna (ma non per questo da buttare via) e l’avvento di varianti che si diffondono più facilmente non sarebbero ragioni sufficienti a spiegare l’andamento attuale della curva epidemica, secondo alcuni osservatori nazionali e internazionali.

È possibile, paradossalmente, che sia stata la campagna vaccinale efficiente e estesa la principale responsabile dell’incremento dei contagi: avrebbe dato un falso senso di sicurezza alla popolazione e anche al governo.

Le misure di contenimento del contagio e di mitigazione si sarebbero allentate a ogni livello: da una parte i privati avrebbero fatto meno ricorso alle mascherine e non avrebbero rispettato il distanziamento, dall’altra il governo (che tra marzo e novembre 2020 aveva chiuso a viaggi e passeggeri internazionali) avrebbe concesso riaperture di negozi, palestre, centri commerciali e attività nelle località turistiche troppo velocemente nel tentativo di far ripartire l’economia.

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