Spostamenti tra le Regioni: arriva la certificazione verde. Ecco di cosa si tratta

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Lo spostamento tra le Regioni nel prossimo futuro sarà regolato da una certificazione verde. Entro i prossimi due giorni il governo di Draghi metterà ufficialmente il timbro al calendario per le riaperture del Paese che, come già anticipato la settimana scorsa in conferenza stampa, avverrà già a partire dal 26 aprile prossimo con la reintroduzione della zona gialla, anche se in un primo momento si tratterà di un giallo rafforzato in cui verrà data priorità alla riapertura delle attività all’aperto.

Il Consiglio dei Ministri darà il via libera al nuovo decreto legge, che dovrebbe restare in vigore fino al 31 luglio 2021, entro i prossimi due giorni e tra le novità che regoleranno la nostra vita per i prossimi tre mesi ci sarà anche il ritorno dello spostamento tra le Regioni, non soltanto tra le Regioni in zona gialla, ma anche tra quelle in zona arancione e rossa. La grande novità è l’introduzione di un documento, anche questo anticipato da Draghi, che stando all’ultima bozza del nuovo decreto legge risponderà al nome di “certificazione verde“, richiamando quel sistema a semaforo introdotto in Italia sul finire dello scorso anno.

Come funzionerà la certificazione verde per spostarsi tra le Regioni

La certificazione verde, bozza del decreto legge alla mano, sarà un documento che servirà a provare “lo stato di avvenuta vaccinazione, o guarigione dall’infezione, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo“.

Si chiama “certificazione verde”, ma è a tutti gli effetti un passaporto sanitario temporaneo che permetterà la libera circolazione nel nostro Paese. Tre diverse certificazioni verdi con una diversa validità che possono essere rilasciati da enti diversi, a seconda delle motivazioni per cui si presenta la richiesta.

A rilasciare la certificazione verde che attesta l’avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2 al termine del prescritto ciclo – dopo una dose nel caso del siero di Johnson & Johnson e dopo la seconda dose nel caso di tutti gli altri vaccini – sarà la struttura sanitaria che effettua la vaccinazione. Il documento, disponibile in formato cartaceo ed elettronico e scaricabile da tutti i cittadini dal proprio fascicolo sanitario elettronico, recherà l’indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato e avrà una validità di sei mesi.

Stessa durata – sei mesi – per la certificazione verde che attesta l’avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2. In questo caso, però, a rilasciare il documento sarà il medico o l’ente che già in passato certificava l’avvenuta guarigione. La bozza precisa che le “certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione“.

Certificato verde anche dopo un tampone negativo

Il terzo modo per ottenere una certificazione verde sarà sottoporsi ad un test antigenico rapido o molecolare con risultato negativo. In questo caso, però, il documento avrà una validità di 48 ore e potrà essere rilasciati “dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test“.

Qualunque sia la modalità di ottenimento di questo via libera in formato cartaceo e digitale, la certificazione verde cesserà di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo.