Coronavirus, ritardare la seconda dose del vaccino potrebbe convenire

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(foto: Gerd Altmann via Pixabay)

La strategia con cui condurre la campagna vaccinale e distribuire la vaccinazione alle varie categorie della popolazione è stata spesso discussa, in Italia e in molti altri paesi. Le opzioni sono più numerose del previsto: ad esempio nel Regno Unito si è scelta la strada di ritardare la somministrazione del richiamo per i vaccini a doppia dose, un’ipotesi presa ora in considerazione anche nel nostro paese, che può avere benefici e svantaggi. Oggi uno studio condotto da matematici e infettivologi di varie università, inclusa quella di York e la Yale School of Public Health, analizza le strategie basate sulla scelta di ritardare la seconda dose, dunque avere un più ampio gruppo di persone vaccinate ma con una copertura un po’ ridotta. La ricerca, pubblicata su Plos Biology, indica che questa opzione potrebbe migliorare l’efficacia dei programmi vaccinali.

I vaccini che abbiamo

Attualmente abbiamo 4 vaccini approvati in Europa: i due vaccini a Rna messaggero (mRna) delle aziende Pfizer-BioNTech e della casa farmaceutica Moderna e i vaccini a vettore virale di AstraZeneca e di Johnson&Johnson. Tre di questi vaccini richiedono una doppia somministrazione, dunque la metà delle dosi viene utilizzata per il richiamo. E’ escluso soltanto quello di Johnson&Johnson, che è monodose e che però in Italia verrà somministrato agli over 60, come Vaxzevria di AstraZeneca. In particolare, mentre per il vaccino AstraZeneca l’intervallo previto fra le due dosi è di 12 settimane, per il vaccino di Pfizer-BioNTech è di 3 settimane e per quello di Moderna è di 4 settimane.

Un modello matematico

Ancora una volta la matematica viene in aiuto allo studio dell’evoluzione della pandemia. I ricercatori, infatti, hanno costruito un modello matematico per confrontare le due strategie vaccinali, quella tradizionale con le due dosi nei tempi standard e quella alternativa con un ritardo della seconda dose. Il modello include vari scenari in cui la popolazione ha diversi livelli di immunità pregressa e in cui l’immunità fornita dalla prima vaccinazione cala a distanza di un certo periodo di tempo. Dall’indagine emerge che il periodo ideale di attesa fra la prima e la seconda dose, quello che minimizza contagi, ricoveri e decessi, potrebbe andare dalle 9 alle 15 settimane (proprio come avviene con l’Astrazeneca per gli over 60) contro le 3-4 settimane previste dai piani vaccinali rispettivamente di Pfizer-BioNTech e di Moderna. In pratica, un intervallo di tempo dalle 9 alle 15 settimane sarebbe più conveniente non tanto al singolo, che comunque potrebbe presentare una protezione un po’ ridotta, ma su scala più ampia, sulla popolazione generale, in termini di minor carico sugli ospedali e meno casi gravi. Questo perché molte dosi verrebbero utilizzate non per il richiamo delle persone già vaccinate in prima battuta ma per coprire un più vasto numero di persone.

Ma l’efficacia cambia?

La ricerca è uno studio statistico e come tale ha dei limiti legati al fatto che tiene conto di parametri fissati e non di scenari reali in cui entrano in gioco diversi fattori, anche imprevisti. Inoltre, ancora non sappiamo quale potrebbe essere l’eventuale riduzione dell’efficacia della vaccinazione qualora la seconda dose sia posticipata. Per questa ragione nell’indagine gli specialisti hanno assunto che non cambi né la durata della protezione della prima dose né l’efficacia della vaccinazione complessiva, contando le due dosi, anche qualora la seconda sia stata rimandata.

Due studi preliminari, di cui abbiamo parlato, uno su Lancet e uno ancora in preprint su medRxiv, sembrano indicare un’elevata protezione del vaccino Pfizer-BioNTech già alla prima dose, tanto che gli autori ipotizzano di spostare la somministrazione della seconda dose per coprire una maggiore quota di popolazione. Tuttavia gli autori non indicano i tempi precisi e non sappiamo ancora se questa protezione potrebbe mantenersi intatta e durare numerose settimane. Pertanto sono necessari ulteriori approfondimenti per avere più informazioni, anche se l’ipotesi di rimandare il richiamo resta interessante e potenzialmente valida.

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