Parola di finlandese: “Il mio non è il Paese più felice al mondo”

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Helsinki

Per il quarto anno di fila la Finlandia è stata giudicata Paese più felice al mondo. La classifica Onu è basata su Gallup, agenzia statunitense che ottiene dati tramite sondaggi. È difficile screditare questa prima posizione a guardare la Finlandia da fuori, magari da un Paese come l’Italia dove le crisi di governo sono una consuetudine, e il territorio si allunga verso sud, nel Mediterraneo, portandolo a contatto con culture e problematiche che il grande Nord affronta e percepisce in modo diversi.  Diciamo che se la Finlandia non ha il clima e il sole di cui gode l’Italia, di sicuro, sotto l’aspetto territoriale parte avvantaggiata. Ha una superficie di 340mila chilometri quadri che deve ospitare una popolazione di 5 milioni e mezzo di individui. In Italia siamo 60 milioni su 302mila chilometri quadri.

 

Sanna Marin, primo ministro finlandese – immagini iPa

A sentire Kaisli Kiuru, finlandese, classe 1975, venuta a Milano a studiare alla Marangoni a 19 anni e oggi, insieme al marito italiano con cui ha due figli, impegnata a portare avanti Slow Bread Lab, per citare la pagina Facebook, “una micro bacerò che produce pane con lievito madre e farine biologiche macinate a pietra”, non è così.
I finlandesi sono malinconici e riservati. Da noi il concetto di distanziamento sociale esisteva già prima della pandemia. Per il mio popolo è importante la sicurezza, la tranquillità, e che le cose funzionino. Ma non lo definirei felice”, e se le si chiede come mai, Kaisli nomina le stesse ragioni per cui noi italiani non lo siamo, o pensiamo di non esserlo: “Pur essendo abituati a standard di vita abbastanza alti, (i finlandesi, ndr) si lamentano  di continuo, dicono che le cose non funzionano, ma questo perché non vedono lontano, non hanno idea di come stiano gli altri paesi“.

Riguardo all’immigrazione, i finlandesi, esattamente come gli italiani, hanno dimenticato il loro passato e questo li porta a una visione egoistica della questione: “Noi, come voi, siamo stati un popolo di immigrati e ce lo siamo scordato“. Un dato che Kaisli ritiene fondamentale nella felicità presunta o meno di cui godono i suoi connazionali, risiede, come si diceva prima, nel rapporto popolazione/territorio: “Siamo pochi su un territorio vasto. È più facile vivere quando hai più spazio“.

Riguardo alla ricetta della felicità finlandese (e non universale), Kaisli è abbastanza in sintonia col luogo comune: per i finlandesi è importante avere  propri spazi e muoversi in in territorio fatto di servizi che funzionano. E il suo paese offre questo. “I bambini girano soli per strada”, e anche sull’educazione, ammette un sistema più aggiornato rispetto all’Italia dove le cose rimangono sostanzialmente come erano. La socialità è vissuta diversamente che da noi. “Qui vi ritrovate per pranzo in famiglia, da noi è la sauna il rito che mette assieme più persone“.

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