Perché il ddl Zan è ancora bloccato in Senato

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(Foto: Andreas Solaro/ Getty Images)

Il disegno di legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, noto anche con ddl Zan (dal nome del deputato del Partito democratico, Alessandro Zan, che è stato il relatore del testo) è ancora bloccato in Senato. L’ultimo rinvio della discussione a opera del presidente della commissione Giustizia, Andrea Ostellari, in quota Lega, risale al 21 aprile, che si appella, come scrive su Facebook, a una “spaccatura fra i rappresentanti dei gruppi di maggioranza”. Il riferimento è all’apertura di Italia Viva ad alcune modifiche del testo. Un intervento che richiederebbe un nuovo voto alla Camera (dove il ddl Zan è stato approvato a novembre), nei fatti facendo ripartire l’iter dalla casella di via e ritardando una legge che punisca specificamente discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo che l’Italia attende da anni.

Ostellari ha l’appoggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia, oltre che del suo partito. Mentre nessuna delle modifiche di cui parlano i rappresentanti di Italia Viva sono ancora state presentate, proprio a causa del blocco della discussione voluto dal senatore. La mossa di Ostellari viola il regolamento interno del Senato, che in caso di mancanza di accordo sul calendario dei lavori, rimanda la decisione al voto della commission stessa. Dove i partiti favorevoli, cioè Pd, Movimento 5 stelle, Liberi e uguali e le Autonomie, hanno la maggioranza.

Cosa dice il ddl Zan

I primi due articoli definiscono e introducono l’orientamento, il genere sessuale e l’abilismo all’interno negli articoli 604 bis e ter del codice penale. Questi stabiliscono l’illegalità della propaganda e dell’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione. Il terzo modifica il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino che prevede, all’articolo 1, il carcere per “chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Nel ddl Zan si estende questo articolo anche ai reati di violenza fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo.

Negli articoli seguenti viene sancita la condizione di “particolare vulnerabilità” alle vittime di violenza basata sui concetti a cui l’articolo 1. Viene istituita la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e sono assegnati 4 milioni per il fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Infine, prevede che l’Istat realizzi, almeno ogni tre anni, una rilevazione per descrivere lo stato delle discriminazioni e delle pratiche violente, e che serva come base per pensare e attuare politiche di contrasto.

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