Navillera è il comfort drama sulla danza che racconta l’Alzheimer

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Se amate i film e le serie sulla danza – dai classici come Stayin’ Alive, Il sole a mezzanotte, The Company e Black Swan ai più recenti Step Up, Save the Last Dance, Il ritmo del successo, HoneyInto the Beat – mettete in lista Navillera, da oggi 4 maggio su Netflix. Tratta da un webtoon (un fumetto digitale), segue le peripezie dell’ex calciatore Lee Chae-rok, 23nne che si avventura nel mondo del balletto tra mille difficoltà. Ma proprio quando le avversità lo stanno privando della volontà di andare avanti, il suo insegnante gli assegna un manager, un anziano signore che sogna di imparare il Lago dei cigni e che con pazienza, entusiasmo e affetto paterno salva dal baratro il giovane protagonista, ottenendo in cambio preziose lezioni di ballo anelate sin dall’infanzia. Questo signore gentile e pensionato soffre di Alzheimer.

All’inizio Navillera (il titolo fa riferimento alla grazia e all’eleganza della farfalla, in coreano pronunciata “nabi”) è in tutto e per tutto una serie sulla danza classica: costellata di sequenze di balletto che immortalano gli allenamenti di Chae-rok in vista di concorsi e audizioni, lo ritrae mentre, solitario, si scalda alla sbarra e ripete routine di livello professionale, oppure si esibisce al parco e sul palco di fronte a un pubblico estasiato. La sua parabola personale e professionale evoca quella di chiunque abbia sognato di intraprendere una carriera agonistica o artistica e, a un certo punto, deve inevitabilmente fare i conti con le proporzioni del proprio talento. Song Kang, interprete dell’introverso e ambizioso Chae-rok, è diventato uno degli attori più in vista del panorama asiatico grazie alla serie horror Netflix, di enorme successo in Oriente e ben accolta anche in Italia, Sweet Home: buona parte dell’iniziale interesse verso Navillera deriva proprio dal successo personale del promettente protagonista.

Per questo, una parte di pubblico che normalmente non si accosterebbe a una storia che tratta tematiche come l’Alzheimer e la demenza senile, la stigmatizzazione della società e le conseguenze psicologiche e pratiche sui famgliari, ha l’occasione di affrontare un argomento delicato tramite una serie che, per la prima volta, ha come protagonista una persona con questo morbo. I ratings di Navillera confermano che chi comincia a seguirla, attratto dal bellissimo e talentuoso Song Kang e dalle performance artistiche, la porta fino alla fine, anche quando il focus si sposta sull’anziano amico. Man mano che la narrazione procede, infatti, questa si concentra sempre di più su Sim Deok-chul, il mite pensionato che, dopo una vita di sacrifici per assicurare un futuro ai figli, riceve la diagnosi che lo persuaderà a cimentarsi sulla danza finché ha ancora le salute per farlo. Dodici episodi si spartiscono le tappe della sua malattia, dapprima ridotta a brevissime perdite di memoria, poi sempre più aggressiva. Deok-chul è saggio e pratico, e le combatte annotando su un taccuino ogni impegno e informazione utile per essere indipendente e tenere allenata la memoria.

Navillera descrive non solo la leggiadria e l’eleganza del corpo, ma anche la leggerezza della mente, la sua capacità di elevarsi sopra le difficoltà più ardue. Seguendo le avventure quotidiane del premuroso vecchietto la storia registra le tappe e gli effetti della malattia dal punto di vista del paziente: la scelta di quando e se comunicare la notizia ai famigliari, le decisioni che precedono le terapie da seguire, lo spirito e la volontà con i quali si approccia al declino e all’offuscarsi dei ricordi. Una parte della narrazione è riservata ai parenti, alla presa di coscienza della malattia del padre e marito, alle considerazioni relative alla cure in casa o presso un istituto. Uno dei figli di Deok-chul, inizia a filmare un documentario sul papà, seguendo i suoi miglioramenti nella danza quanto l’aggravarsi della malattia. La sceneggiatura, accurata, delicata e puntuale, non trascura alcun aspetto, avvantaggiandosi del tempo a disposizione rispetto a un film di un paio d’ore. Gli autori e interpreti riescono a confezionare una trama poetica e di discreto valore artistico, ma quello che conta di Navillera è la sua identità di comfort drama (uno show che ispira pensieri positivi) dal forte spessore didattico.

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