Da queste mascherine può nascere un fiore

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La mascherina biodegradabile di Marie Bee Bloom (foto: Marie Bee Bloom)

Dai diamanti non nasce niente, cantava Fabrizio De André. Dalle mascherine, invece, nasce un bel fior, potremmo aggiungere ora. Il marchio olandese Marie Bee Bloom ha creato delle monouso in carta di riso, biodegradabili, al cui interno sono incorporati semi di fiori. Una volta utilizzate, anziché diventare rifiuti difficili da smaltire, basta piantarle e lasciare che la natura faccia il resto. Annaffiando il terreno, nel giro di tre giorni iniziano a germogliare fiori selvatici, mentre la carta di riso inizia a biodegradarsi.

L’obiettivo di Marianne de Groot-Pons, creatrice del brand, è duplice: da una parte limitare l’inquinamento causato dall’uso massiccio dei dpi (assolutamente indispensabili e necessari per contenere le infezioni da Covid-19) che ha riversato nell’ambiente grandi quantità di plastica non riciclabile; dall’altra creare un habitat favorevole per le api, dato che i fiori nati dalle mascherine sono tra i più amati dalle preziose impollinatrici, come margherite, petunie o fiordalisi.

I semi di fiori di campi vengono fissati alla mascherina usando un adesivo fatto in casa con fecola di patate e acqua, incastrandoli tra due fogli di carta di riso. Tutto, insomma, è completamente biodegradabile, compreso l’inchiostro per stampare il logo. E secondo Marianne de Groot-Pons le sue mascherine offrono la stessa protezione di altre fatte in casa (non sono paragonabili, quindi, ai dispositivi di protezione individuali certificati come le chirurgiche o le ffp2).

Le mascherine che diventano prati fioriti sono in vendita online: un pacchetto da cinque pezzi costa 15 euro. Quello di Marie Bee Bloom non è il primo tentativo di rendere le mascherine usate qualcosa in più di un rifiuto: c’è chi ne ha creato sgabelli e chi ha pensato di usarle per ottenere asfalto per le strade.

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