Come funziona il test salivare per il coronavirus

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coronavirus
(immagine: Pixabay)

Il ministero della Salute, in una circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione sanitaria Gianni Rezza, ha detto sì ai test sulla saliva per rintracciare il coronavirus. Alla luce delle ultime evidenze scientifiche, gli esperti ritengono che i meno invasivi test salivari siano sufficientemente affidabili, e quindi utilizzabili in precise situazioni: in caso non ci sia la possibilità di eseguire un tampone nasofaringeo o orofaringeo (che rimane il gold standard) o in caso di necessità di test ripetuti o su bambini, anziani e disabili. Ecco come funzionano, vantaggi e limiti.

I test disponibili

Innanzitutto bisogna chiarire di che tipo di test si sta parlando. Al momento sulla saliva possono essere eseguiti dei test molecolari, ossia che ricercano il genoma (rna) virale, oppure test antigenici (cioè che ricercano proteine del virus) di laboratorio, ma, in poche parole, non sono test rapidi. In realtà esistono anche test antigenici rapidi sulla saliva, che tuttavia non sono ancora stati inclusi nell’elenco dell’Health Security Committee dell’Unione Europea.

“Al momento, il repertorio disponibile di tali test marcati CE-IVD per la matrice salivare è limitato, ma è in corso di ampliamento”.

Prelievo del campione

I test sui campioni di saliva sono meno invasivi dei tamponi. Tuttavia la raccolta corretta del materiale è cruciale, scrivono gli esperti del ministero. “I campioni di saliva possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore) e le diverse tecniche e sedi di raccolta possono avere un impatto sulla sensibilità del metodo. Inoltre i campioni di saliva possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell’rna o di estrazione/amplificazione esistenti”.

Sensibilità

La qualità del campione e la tecnica di raccolta possono influenzare la sensibilità del test, che dunque risulta variabile. “Una sensibilità maggiore è stata rilevata nella saliva orofaringea posteriore del primo mattino”, si legge nella circolare ministeriale, “mentre una sensibilità inferiore è stata osservata con la tecnica del ‘general spitting’ (lo sputo, ndr).

Chi può fare il test salivare

Per il momento i test salivari possono essere impiegati quando non c’è disponibilità di tamponi, oppure in bambini (i dati in età pediatrica sono limitati ma alcuni studi attestano la sensibilità del test tra il 53 e il 73%), anziani e disabili, o ancora in contesti di screening ripetuto per motivi professionali. Potrebbero trovare ampio margine di utilizzo nelle scuole.

Il test su campione di saliva può essere eseguito sia su persone sintomatiche (preferibilmente entro i primi 5 giorni dalla comparsa dei sintomi) sia su persone asintomatiche o pre-sintomatiche.

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