La donna alla finestra rivisita (bene) i thriller del passato in bianco e nero

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Amy Adams nel ruolo di Anna Fox

A costringere Anna Fox, il personaggio di Amy Adams a guardare il mondo attraverso le finestre del suo appartamento newyorchese non è una gamba rotta come quella che limitava Jeff (James Stewart) su una sedia a rotelle in La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Anna soffre di agorafobia e l’unica volta che mette piede fuori di casa per scacciare un gruppo di ragazzini la notte di Halloween, ha un attacco di panico e sviene. È anche l’unica volta che viene soccorsa da una donna (Julianne Moore) per la quale sente un’immediata simpatia. La stessa donna che il giorno dopo vedrà accoltellata a morte nella casa di fronte mentre “spia” i suoi vicini di casa.

Nel film La donna alla finestra, su Netflix dal 14 maggio (sarebbe dovuto uscire al cinema un anno fa, un’altra “vittima” della pandemia) il regista Joe Wright si mette alla prova con un nuovo (per lui) genere: un thriller classico, girato tutto in interni, mentale, e affidato dalla prima all’ultima scena a Amy Adams. Raccontare la trama del film rischia di rovinarne la visione perché la storia è costruita per farci dubitare di ogni fatto, ogni personaggio che circonda la protagonista.

Anna sostiene che, la notte di Halloween, ha conosciuto Jane, la sua vicina, la moglie di Alistair (Gary Oldman) e la madre di Ethan, il ragazzino che viene abusato dal padre (sempre in base a quello che vede succedere nel loro appartamento dalla finestra di casa) e che Anna cerca di proteggere. Ma è questa la verità? Oppure, Anna, che è chiaramente instabile, assume molti psicofarmaci e beve troppo vino rosso sta immaginando tutto?

E se, invece, ha ragione, allora chi è quella signora (Jennifer Jason Leigh) che le viene presentata come la “vera” moglie di Alistair? E perché Ethan non denuncia il padre per l’assassinio? Amy Adams, che è un’appassionata di thriller, ha raccontato di essere stata subito attratta dalla sceneggiatura “e dall’opportunità di poter lavorare con Joe Wright”. Di certo, la Adams è impeccabile nel ruolo. E a questo si aggiunge il fatto che vedere un cast del genere adattarsi interpretare personaggi di contorno non accade spesso.

Due gli scambi che colpiscono: il primo è la serata che Anna e la (supposta) Jane, sua vicina di casa trascorrono insieme bevendo, chiacchierando e giocando a carte, e che rappresenta l’unico momento di relativa serenità e normalità in una routine di solitudine, luci smorzate, pillole, alcol, un gatto come unico compagno, eccetto per le apparizioni (inquietanti) del padrone di casa che vive nel seminterrato del palazzo. Il secondo è il confronto ruvido tra Anna e Alistair che la accusa di essere una pazza, drogata e abbruttita (in italiano diremmo come “gattara”) e le urla di lasciare in pace lui e la sua famiglia.

Gary Oldman e Brian Tyree Henry

A 30 minuti dalla fine arriva quella che potrebbe essere la svolta definitiva nella storia. L’unico indizio che qualcosa deve ancora succedere è proprio che mancano ancora 30 minuti alla fine. Preparatevi a farvi sorprendere ancora una volta.

 

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