La polizia ha messo fuori uso l’80% dello streaming pirata in Italia

0
66
Questo post è stato pubblicato qui

streaming pirata black out

Da settimana scorsa il “pezzottonon funziona più nelle case di oltre 1,5 milioni di italiani. La pirateria digitale veicolata tramite streaming, e nello specifico Iptv, in queste ore ha subito un colpo senza precedenti. Con l’Operazione Black Out, avviata negli scorsi giorni, più di 200 specialisti provenienti da undici compartimenti regionali della Polizia postale hanno smantellato in diciotto province una “complessa infrastruttura criminale, sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico“. In pratica, come riporta la Polizia, “è stato azzerato l’80% del flusso illegale delle Ip tv in Italia

Una rete nazionale di streaming pirata

La Polizia postale e delle comunicazioni diversi mesi fa aveva individuato una infrastruttura tecnologica operante a livello nazionale, responsabile della diffusione tramite diversi siti “del segnale illegalmente captato di numerose piattaforme di contenuti televisivi a pagamento“, tra cui Sky, Dazn, Mediaset, Netflix. A quel punto la Procura distrettuale di Catania ha aperto un fascicolo e coordinato le indagini delegando alla polizia ogni azione operativa.

L’unità di Catania, con il coordinamento del Servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma, dopo mesi ha individuato le sorgenti del flusso pirata e di conseguenza iniziato a comporre il quadro degli indiziati. La centrale, responsabile per circa l’80% del flusso illegale Ip tv in Italia, è stata individuata a Messina.

Dopodiché gli inquirenti hanno ricostruito uno schema piramidale dove però molti componenti non si conoscevano personalmente. A fronte di 45 indagati sono state effettuate tantissime perquisizioni in tutta Italia: Roma (15), Catania (6), Messina (5), Siracusa (1), Bari (1), Taranto (2), Fermo (1), Verona (1), Palermo (1), Agrigento (1), Napoli (2), Caserta (3), Salerno (1), Pisa (1), Pistoia (1), Milano (1), Potenza (1) e Cagliari (1).

Gli agenti, durante le perquisizioni, hanno sequestrato una grande quantità di materiale informatico, server e i dispositivi illegaliutilizzati per le connessioni e le attività di diffusione dello streaming“. In alcuni casi è stato sequestrato anche denaro in contante per decine di migliaia di euro “ritenuto provento dell’attività illecita“, si legge nella nota rilasciata dagli investigatori.

streaming pirata
Una parte dei decoder sequestrati

Il sistema

La polizia ha scoperto una vera e propria associazione per delinquere basata su un modello collaudato. Prima i vertici dell’associazione (detti Sorgenti) procedevano con l’acquisto lecito dei servizi e quindi del segnale, poi avveniva la “trasformazione in dati informatici […] convogliati in flussi audio/video“. Infine i flussi venivano trasmessi attraverso “una fitta intelaiatura criminale ad una rete capillare di rivenditori ed utenti finali, dotati di connessione internet domestica ed apparecchiature idonee alla ricezione“. In pratica la fruizione in casa avveniva con il noto “pezzotto”, una sorta di dispositivo multimediale basato su Android da collegare a internet e alla televisione.

Il servizio di streaming pirata veniva pubblicizzato su Telegram (come già in passato), in vari social network e in diversi siti di bot, canali, gruppi, account, forum e blog. Ovviamente sotto i riflettori finivano i principali servizi streaming o satellitari a pagamento con prezzi stracciati. Al netto delle indagini informatiche, la polizia ha analizzato anche documenti, informazioni bancarie e proceduto anche ad appostamenti.

I reati

Il pubblico ministero titolare delle indagini e del team specializzato in reati informatici ha contesto ai 45 indagati il delitto di associazione a delinquere finalizzato alla commissione dei delitti di accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza (articolo 615 ter aggravato del codice penale), di  frode informatica aggravata dall’ingente danno arrecato (articolo 640 ter) e di abusiva riproduzione e diffusione a mezzo internet di opere protette dal diritto di autore e opere dell’ingegno (articolo 171 ter legge, numero 633/1941).

Da ricordare che la polizia ha rilevato 1,5 milioni di abbonati pirata, che con un esborso mensile di circa 10 euro, hanno alimentato “un volume d’affari per la criminalità pari a 15 milioni di euro mensili“. Senza contare il presunto mancato introito per i fornitori di servizi televisivi a pagamento.

The post La polizia ha messo fuori uso l’80% dello streaming pirata in Italia appeared first on Wired.