Martha Wells ottiene il Premio Nebula e ci fa rimpiangere la vecchia fantascienza militare

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C’era una volta la fantascienza militare, quella nata dalla grande proliferazione della space opera e che era essenzialmente di due tipologie, a seconda dell’ideologia che ispirava lo scrittore: militarista e antimilitarista. Fanteria dello spazio (1959) di Robert Heinlein è il più famoso romanzo militarista, in cui l’eroe, l’amore per la patria, il machismo più puro e la forza vengono esaltati a più non posso (e pensare che originariamente in America era uscito come romanzo per ragazzi). E poi c’è stato Guerra eterna (1974) di Joe Haldeman, l’esatto opposto del romanzo di Heinlein, un atto d’accusa contro gli orrori della guerra. Non a caso l’autore era un reduce della guerra del Vietnam.

Oggi, lo dico con grande rimpianto, l’attuale fantascienza militare sta andando verso il… grottesco. Prendiamo la saga Murderbot di Martha Wells, il cui ultimo romanzo Network Effect ha appena vinto il premio Nebula in America. I protagonisti sono delle macchine assassine (il nome Murderbot dovrebbe già avervi suggerito qualcosa): spietate, senza anima, con un corpo in parte biologico, ma costituito da tecnologie militari avanzate, con armi sofisticate e adatte ad ogni situazione tattico-militare. Le grandi corporazioni, che dominano l’universo, le usano come addetti alla sicurezza, ma siccome siamo in tempi di riduzione di budget, non è che la sicurezza sia sempre al primo posto. Ad esempio capita che una di queste macchine spietate debba scortare degli scienziati su un pianeta abitato da enormi mostri, ma il Murderbot della missione è riuscito ad hackerare il suo sistema di controllo ed è diventata libera e autosenziente, anche se sceglie di continuare a fingere di essere al servizio degli uomini. E cosa decide di fare? Semplice, scarica tutte le serie tv più famose e le guarda in continuazione, facendosi così un’idea molto “parziale” degli esseri umani con cui deve convivere e che deve proteggere. Risultato? Situazioni al limite del comico, tenendo conto che i primi quattro romanzi brevi della saga sono scritti in forma di diario (sic!).

Allarme rosso (All Systems Red), il primo romanzo della serie, ha vinto il premio Nebula 2017, l’Hugo 2018 e l’American Library Association’s Alex Award. Gli altri tre romanzi brevi si sono aggiudicati la candidatura al premio Hugo, il più importante della fantascienza americana, tanto da far decidere all’autrice di accettare solo quella per il secondo titolo, Condizione Artificiale (Artificial Condition), che, ovviamente, ha vinto. Gli altri due titoli della saga sono Protocollo ribelle (Rogue Protocol) e Strategia d’uscita (Exit Strategy) e tutti e quattro sono usciti nel nostro paese con il titolo Murderbot. I diari della macchina assassina (The Murderbot Diaries), nella collana Oscar Fantastica della Mondadori nel 2020.

Si dirà che i romanzi sono avvincenti, ben scritti, che stanno riscuotendo un successo enorme negli Stati Unito. Sì, certo, non lo nego, e siamo sicuri che prima o poi anche questa saga letteraria diventerà una serie televisiva o una saga cinematografica, tuttavia non riusciamo a non pensare che sono lontani, molto lontani, i tempi dei Berserker, queste sì macchine nate per estirpare dall’universo tutta le forme biologiche esistenti, umani compresi, protagoniste dell’omonima saga fantascientifica dello scrittore statunitense Fred Saberhagen, iniziata alla fine degli anni Sessanta del Novecento. In un’ideale battaglia spaziale, non ho alcun dubbio: il risultato sarebbe Berserker 10 Murderbot 0.

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