Il vaccino AstraZeneca solo per gli over 60. E seconda dose a mRna per i più giovani

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(foto: Unsplash)

Ancora un cambiamento per il vaccino a vettore virale realizzato da AstraZeneca. Il Comitato tecnico scientifico, dopo i dubbi sollevati da diversi scienziati italiani e la morte di una 18enne di Sestri Levante per una trombosi al seno cavernoso dopo aver ricevuto Vaxzevria (anche se ora si sospetta una malattia pre-esistente), ritiene questo vaccino raccomandabile solamente al di sopra dei 60 anni di età. E per chi è più giovane e ha già ricevuto una prima dose, nonostante il rischio dopo la seconda dose con AstraZeneca sembri rarissimo, si deve prevedere un vaccino diverso, quello di Pfizer/BioNTech o quello di Moderna (questione che crea qualche perplessità). Queste indicazioni saranno riportate puntualmente dal ministero della Salute in un’ordinanza, il cui senso sarà: stop alle vaccinazioni con AstraZeneca per gli over 60 e seconda dose per chi ha fino a 59 anni con vaccini a mRna.

Le polemiche erano nate negli ultimi giorni perché, durante gli open day di diverse regioni, ai più giovani sono stati offerti proprio i preparati di AstraZeneca, che in Italia sarebbero però consigliati ai maggiori di 60 anni. Questa indicazione era stata elaborata lo scorso 8 aprile dal ministero della Salute dopo la segnalazione di rari casi di disturbi nella coagulazione del sangue in seguito alla loro somministrazione. Sebbene la relazione causale tra vaccini a vettore virale e rare trombosi non sia ancora certa, queste sono state inserite tra i potenziali affetti avversi rari e ora spingono le istituzioni italiane a modificare le indicazioni di somministrazione.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco proprio sulla farmacovigilanza, al vaccino Vaxzevria di AstraZeneca sarebbero associate trombosi atipiche in un caso ogni 100mila prime dosi somministrate (al momento nessuna dopo la seconda dose, anche se si tratta di un numero totale ancora esiguo), prevalentemente in persone con meno di 60 anni. Dei numeri in linea con quelli europei, ma che possono aumentare le perplessità sull’uso di questo tipo di vaccino sui più giovani.

Nel decidere le linee guida per la somministrazione, infatti, si deve considerare sempre il rapporto tra rischio e beneficio, bilanciando il beneficio di non contrarre il virus con quello degli effetti collaterali. In sostanza, per gli over-60 il rischio di contrarre Covid-19 in una forma grave è molto più alto rispetto a quello di subire gli effetti avversi, dunque il rapporto è grandemente positivo. Come ha sottolineato in una lettera aperta l’Associazione Luca Coscioni, “nei soggetti under 30 che non abbiano comorbidità, la letalità per Covid-19 in Italia è vicina allo zero e rarissima è l’ospedalizzazione, mentre il rischio di Vitt [trombosi venosa trombocitopenica, nda] per loro supera il beneficio del vaccino“. Gli ultimi dati in materia di problemi di coagulazione associati al vaccino diffusi dalle autorità inglesi – aggiornati a una ventina di giorni fa – parlano di un rischio per la popolazione generale di uno su 100mila nelle prime settimane dopo la vaccinazione, mentre sarebbe maggiore nelle popolazioni più giovani: uno su 50mila per gli under 40. In sostanza, l’incrocio tra il rischio di contrarre Covid-19 e quello di subire una rara trombosi sarebbe sfavorevole a questa categoria. E questo soprattutto in un momento in cui la circolazione del virus Sars-Cov-2 è bassa.

Un altro problema, però, riguarda la strategia da usare per tutte le persone con meno di 60 anni cui è stata data una prima dose con AstraZeneca. Cosa fare con loro: continuare con Vaxzevria o tentare un mix? Secondo il Cts si dovrebbe somministrare la seconda dose il Comirnaty di Pfizer/BioNTech o l’altro vaccino a mRna di Moderna, ma in realtà diversi scienziati esprimono cautela, anche se c’è ottimismo. Gli studi sul mix di prima e seconda dose con vaccini diversi, infatti, sono ancora in corso e non sappiamo se la risposta anticorpale ai preparati fornirà adeguata protezione contro il virus Sars-Cov-2.

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