Mahmood e il nuovo album Ghettolimpo: “L’ho immaginato come un live”

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La vittoria inaspettata a Sanremo 2019 con il brano Soldi, subito poi il secondo posto all’Eurovision Song Contest e il riconoscimento Best Italian Act agli MTV Europe Music Awards. Potremmo continuare a snocciolare conquiste, record e grandi numeri. Ma il ritorno di Mahmood è ancora più importante del suo esordio, perché dopo un album come Gioventù Bruciata il rischio di bruciarsi per davvero era dietro l’angolo. Passare dal ghetto all’Olimpo della musica e poi giù di nuovo: questione di un attimo o poco più. Però l’artista ha imparato tanto in questi ultimi tre anni, lo dice anche in Kobra, dove canta l’importanza di distinguere chi gli vuole bene da chi lo vorrebbe sfruttare per altre ragioni. Il pezzo è uno dei 15 contenuti in Ghettolimpo (Island/Universal), fuori oggi. Dice Mahmood: “Ho immaginato il disco come un live. L’intro è Dei in cui il mio io bambino leggeva i miti e viaggiava con la mente. Dopo c’è Ghettolimpo, da cui il titolo dell’album, dove sono l’io adulto dei  sold out a Madrid, mi guardo allo specchio e non mi rivedo.

(La cover dell’album “Ghettolimpo”)

Sin dalla copertina è evidente il tema del non riconoscersi. Continua il cantante: “Vincere Sanremo, tornare a casa e scoprire che tua madre e i tuoi amici ti guardano in maniera diversa fa strano. Io mi percepivo quello di prima, ero lo sguardo degli altri a essere cambiato, ed è questo il feeling del disco”. Ma anche il presente trova molto spazio nel nuovo lavoro, pur partendo dall’amore per i miti greci: “È un incontro tra la quotidianità e la mitologia greca, che è sempre stata una mia passione grazie a un libro che mi ha regalato la mamma. Il concept di Ghettolimpo nasce da un passaggio che dice: ‘il ricordo è peggio dell’Ade’, nel brano Rapide. Dunque, se in Gioventù Bruciata c’era il vissuto di Mahmood, nel nuovo album vince il qui e ora, e tutto ciò che gli è successo negli ultimi due anni e mezzo, circa: riferimenti, situazioni, momenti e dettagli. Però, nulla è stato scritto durante il lockdown.

Dorado (feat. Sfera Ebbasta e Feid), che già è stata pubblicata nel 2020, e Talata sono le due componenti più dense di groove latin per arrivare a T’Amo: “È una canzone per mia madre e ci ho messo dentro le mie origini sarde”. Che Mahmood esplora in maniera quasi sacra, con la presenza delle cornamuse locali, dette launeddas, e il coro femminile di Orosei – il paese natale della mamma –, le Intrempas, di cui fa parte anche la cugina Antonellina. Anche InuyashaKlan, Rapide Zero (scritto per l’omonima serie Netflix, di cui è stato music supervisor), dopo essere usciti come singoli, trovano un posto ben definito nella scaletta finale completando il puzzle fino a oggi sconosciuto.

Pur essendo un album in cui convivono diversi produttori top – Muut, Drd (Dardust), Francesco Fugazza, Francesco “Katoo” Catitti – e il meglio dell’autorialità Davide Petrella e Salvatore Sini, riesce a essere coeso. È solido dove la parte pop esplode senza perdere di densità r&b: Ho lavorato con artisti sia italiani sia stranieri, ma non ho utilizzato tutte le featuring perché avevo tante cose da raccontare e non volevo togliere troppo. E questo è un ulteriore dettaglio importante: Ghettolimpo non è un insieme di ospiti slegati l’uno dall’altro, le collaborazioni si inseriscono nel percorso, arricchendolo senza snaturarlo.

È quello che accade, per esempio, con il pezzo Rubini: Sono partito da un provino di Elisa su una base r&b, l’ho rielaborato e registrato con lei, ho riscritto la strofa e lo special, poi abbiamo rimesso a posto il testo”. C’è anche un ospite internazionale, il musicista e compositore francese Yoann Lemoine, per tutti noto come Woodkid: “L’ho conosciuto a una cena dopo una sfilata. Ci siamo scritti su Instagram per un anno e mezzo. A un certo punto, con la mia faccia da culo, gli ho chiesto se voleva scrivere qualcosa con me, così sono andato due volte a Parigi e abbiamo composto insime. È un maniaco della perfezione ed è stato bello lavorare con una persona che ama la musica in questo modo”.

Insomma, non era affatto facile tornare per Mahmood. Soprattutto, non era semplice trovare un equilibrio intimo e pop senza perdere la potenza ammaliante dei beat e il movimento intrinseco che le produzioni sprigionano. Ghettolimpo è un minuzioso lavoro di sottrazione che ci lascia l’essenza dell’artista in tutta la sua contemporaneità.



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