Perché la polizia non è più la benvenuta al Pride di New York

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Foto: Getty Images
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Lily Law non marcia più al Pride di New York. Da quest’anno fino al 2025 la polizia – Lily Law è il nomignolo che le donne trans negli anni Sessanta e Settanta affibbiavano agli agenti – non è più la benvenuta alla parata dell’orgoglio lgbt+. Heritage of Pride, ovvero gli organizzatori, hanno infine deciso di escludere le forze dell’ordine dopo anni di dibattiti. Lo hanno fatto, spiegano nel comunicato, per garantire uno spazio più sicuro per la comunità, soprattutto per le persone di origine non caucasica e le identità trans, “in tempi in cui la violenza nei confronti dei gruppi più marginalizzati continua a crescere”.

L’onda lunga di Black Lives Matter è così arrivata fin davanti alle porte dello Stonewall, lo storico pub di Manhattan dove il 27 giugno 1969 iniziò la rivolta contro la polizia che diede il via al movimento lgbt+ mondiale. Ogni anno, con il Pride, si festeggia quella rivolta e, da 2021 al 2025, lo si farà senza che le divise siano permesse tra i manifestanti. Non solo: gli organizzatori coinvolgeranno un maggior numero di guardie private per limitare la presenza della polizia al lavoro, chiedendo quindi al personale del New York police department (Nypd) di tenersi ad almeno un isolato di distanza.

Un dibattito acceso

In tempo di paranoia da cancel culture qualcuno derubricherà la scelta degli attivisti a nuovo atto di censura, limitazione della libertà di espressione ai danni di decine, se non centinaia di agenti di polizia gay, lesbiche, transgender, o simpatizzanti con la causa a cui, paradosso dei paradossi, verrà vietato di esprimere una parte fondante della loro identità durante la marcia a sostegno della libertà di essere se stessi. Un commento pubblicato sul New York Times a firma dell’editorial board, che quindi non vincola la linea editoriale della redazione, l’ha definita una scelta sbagliata e ha raccontato la storia di Ana Arboleda, un’agente lesbica a cui sarà impedito di marciare con la sua uniforme, come fa da diversi anni.

Impedire agli agenti di manifestare con le divise non renderà la parata più sicura, scrive il New York Times, ma certo frustrerà il lavoro di chi, da anni, si impegna per rendere la polizia più democratica e aperta nei confronti delle istanze delle persone lgbt+. Decine di lettere di protesta sono arrivate in redazione per contestare il commento. In una di queste, una manifestante racconta: “Agli agenti lgbt+ direi questo: avete delle identità complesse. Ma una parte della vostra identità, come agenti di polizia, fa sentire me e altre persone insicure. Manifestate, ma lasciate le divise a casa”.

Una parte del dibattito, quindi, è il dibattito sul razzismo della polizia e sulla sua riformabilità, certo. Ma un’altra parte interroga in prima persona la comunità lgbt+, la sua storia: cosa è questa comunità, verso dove si muove. Ed è naturale che questo dibattito avvenga a New York perché la rivolta che convenzionalmente ha dato il via al movimento non è avvenuta in un bar qualsiasi, ma allo Stonewall, che aveva frequentatori particolari. L’agiografia vuole che la rivolta sia stata scatenata dal lancio di una scarpa col tacco di Sylvia Rivera, una donna transessuale di origine sudamericane, versione probabilmente romanzata. Certamente era presente Marsha P. Johnson, una drag queen morta anni dopo in circostanze mai chiarite, il corpo ritrovato nell’Hudson. E Stormé DeLarverie, una donna lesbica di origini afroamericane che amava vestirsi con completi maschili.

L’eredità di Stonewall

Quello che è certo, come scrive lo storico David Carter, nel suo libro Stonewall – The riots that sparked gay revolution, è che “tutte le evidenze a noi disponibili ci portano a concludere che la rivolta dello Stonewall è stata istigata e portata avanti dai più disprezzati e marginali elementi della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender”. I giovani maschi bianchi gay che frequentavano il Greenwich Village si recavano al Julius, spesso in giacca e cravatta.

Lo Stonewall, che era gestito dalla mafia e si trova a poche centinaia di metri più in là, era la casa dei giovanissimi cacciati di casa, di donne travestite da uomini e uomini travestiti da donne, di persone di origine afroamericana che non avevano nulla da perdere e, dopo l’ennesima irruzione della polizia, decisero di rispondere con lo scontro. Ma anche con lo sberleffo, l’allusione sessuale, la provocazione. Le cronache storie sono ricche di episodi che raccontano l’irriverenza nei confronti di agenti della polizia arrabbiati e spaventati dalla reazione delle persone queer.

Una frattura nel movimento?

Sono passati più di 50 anni da quei giorni e il movimento lgbt+ ha ottenuto moltissimo da ogni punto di vista. Ma, ed è una contestazione che circola negli Stati Uniti da molti anni e adesso anche qui in Europa, lo ha ottenuto soprattutto per le persone omosessuali (più maschi che femmine) bianche, idealmente gli eredi di chi frequentava il Julius. Le identità transgender, le persone discriminate per il sommarsi della loro identità di genere o orientamento sessuale e la loro etnia, le persone socialmente ed economicamente ai margini, hanno ottenuto molto meno e ogni invito alla rispettabilità e alla sobrietà che puntualmente punteggia ogni edizione del Pride è un taglio dentro la comunità lgbt+ tra chi ha un corpo, identità e atteggiamenti conformi e accettati dalla società e chi no.

Non è un caso, quindi, che The Fight Continues sia il titolo della parata di New York di quest’anno. La storia non è finita con il matrimonio egualitario perché la discriminazione nei confronti delle persone trans, delle minoranze etniche, delle persone con meno mezzi economici, continua ancora. Nell’intenzione degli organizzatori, pertanto, dire di no alla polizia è, per quanto discutibile, un modo di ricordare che non tutta la comunità è al riparo nei territori dell’accettabilità sociale e che se oggi un maschio gay ricco non ha nessun timore di venire fermato da un agente, e anzi si può rivolgere a lui per veder garantita la sua sicurezza, per molti altri non è così.

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