Il contratto dei rider delle app di food delivery è stato dichiarato illegittimo da un tribunale

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Un rider di Deliveroo (Foto: Matthew Horwood/Getty Images)
Un rider di Deliveroo (Foto: Matthew Horwood/Getty Images)

Dopo le contestazioni del ministero del Lavoro e il dietrofront di Just Eat, per il contratto del food delivery firmato dalle principali app del settore con il sindacato di destra Ugl arriva anche la prima sentenza contro. Un verdetto che, nero su bianco, impone a Deliveroo, una delle società firmatarie del contratto, di di astenersi dall’applicare detto accordo ai suoi rider. A firmarlo è il tribunale del Lavoro di Bologna, città ancora una volta al centro delle rivendicazioni dei lavoratori della gig economy.

La sentenza

Sono due i rilievi mossi dal giudice del Lavoro di Bologna contro Deliveroo, portata in tribunale da Filcams, Nidil e Filt Cgil, rappresentate dagli avvocati Matilde Bidetti, Carlos de Marchis Gómez, Stefania Mangione, Alberto Piccinini e Sergio Vacirca. Primo: il contratto è illegittimo perché firmato con una controparte che non si può considerare rappresentativa. Il sindacato Ugl, per l’appunto. Secondo il giudice, Assodelivery, l’associazione che riunisce le più importanti app del food delivery (oltre a Deliveroo, ci sono Glovo, Uber Eats e Social Food), si sarebbe scelta un interlocutore di comodo e non quello che rappresenta meglio i lavoratori del settore, dato il peso dei suoi iscritti (come vuole la legge). Una contestazione già mossa dai sindacati autonomi dei rider, dai confederali Cgil, Cisl e Uil e dallo stesso ministero del Lavoro dopo la firma dell’accordo, il 15 settembre 2020.

Quella della rappresentanza sindacale dei fattorini è da sempre stata uno dei motivi dell’impasse ai tavoli nazionali per regolare il food delivery. Le app non riconoscevano Cgil, Cisl, Uil e autonomi come reali portavoce dei rider. Al contrario hanno ritenuto adeguata l’Ugl che, all’epoca della firma, dichiarava mille iscritti, per lo più ereditati da una sigla autonoma da sempre vicina alle istanze delle piattaforme, l’Anar. Il giudice tuttavia ha ribadito che l’Ugl è privo del requisito della maggiore rappresentatività comparata.

 

Secondo: per effetto del primo punto, diventano illegittime le risoluzioni del rapporto di lavoro di quei rider che non volevano accettare le condizioni del nuovo accordo. Lo scorso novembre le app avevano dato l’ultimatum: chi non firma il contratto Assodelivery-Ugl è fuori. “Il tentativo della Deliveroo di subordinare la prosecuzione del contratto con i riders all’accettazione dei termini previsti dal ccnl (contratto collettivo nazionale del lavoro, ndr), a pena di risoluzione del rapporto, appare evidentemente illegittima. E conseguentemente, la risoluzione dei rapporti per il rifiuto di adesione appare parimenti illegittima”, scrive il giudice di Bologna. Il tribunale contesta anche un “illegittimo sostegno anche finanziario” dell’app all’Ugl e un comportamento aziendale “discriminatorio”.

Un contratto controverso

La sentenza è l’ennesimo colpo assestato al controverso contratto delle app. Prima si sono dichiarati contro i sindacati. Poi il ministero, sorpassato a destra da Assodelivery, ha inviato alle aziende una lettera di contestazioni contro retribuzione minima, garanzie e scelta dell’Ugl. Successivamente uno dei firmatari, Just Eat, si è tirato indietro, scegliendo proprio la via della subordinazione che i sindacati invocano da anni e che le app hanno sempre rispedito al mittente. Infine la sentenza.

Per il sindacato autonomo cittadino, Riders Union Bologna, “il tribunale riconosce quanto abbiamo sempre sostenuto, ossia che Ugl non è un sindacato rappresentativo ma che nella stipula dell’accordo pirata le parti si sono scelte per reciproca convenienza al fine di derogare illegittimamente da leggi e contratti. Un altro colpo importante è stato assestato alla filosofia del cottimo, dello sfruttamento e della discriminazione sostenuta dalle principali multinazionali del delivery”. “La decisioneafferma la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchettisegna la fine del controverso accordo sottoscritto. Ora l’azienda è stata costretta a mettere fine al cottimo e ad applicare le condizioni economiche del contratto di riferimento del settore che da tempo la Cgil ha indicato nel ccnl merci e logistica, che contiene un trattamento economico e normativo di gran lunga migliorativo”.

Per Marco Lombardo, assessore al Lavoro del Comune di Bologna e tra i promotori della carta cittadina dei diritti dei lavoratori digitali, “Bologna continua a essere apripista sulla strada dei diritti dei rider. Fino ad oggi abbiamo sempre contestato, insieme alle organizzazioni sindacali, a Rider Union ed alle altre parti firmatarie della Carta di Bologna, che il contratto di Ugl e Deliveroo fosse inopportuno, perché sottoscritto al solo scopo di derogare alla nuova normativa nazionale e ai contratti collettivi nazionali già esistenti. Da oggi, dopo la pronuncia, possiamo dire che, oltre a essere politicamente inopportuno, è giuridicamente illegittimo perché il Tribunale di Bologna ha riconosciuto il carattere discriminatorio e antisindacale del recesso dai rapporti di lavoro dei rider che si erano dichiarati indisponibili ad aderire”.

Il tavolo nazionale

Resta ora da capire come evolverà la situazione a livello nazionale. Il tavolo voluto al ministero del Lavoro dall’allora ministro Luigi Di Maio procede a strappi e finora non ha concluso granché, tanto da ritrovarsi un accordo firmato in parallelo. A marzo l’attuale titolare del dicastero, Andrea Orlando, ha siglato con Assodelivery, Cgil, Cisl e Uil un protocollo per la legalità, contro il caporalato e lo sfruttamento. Ma resta ancora ferma la negoziazione sul punto più delicato: quello della contrattazione e dell’inquadramento dei rider.

 

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