La variante epsilon del coronavirus potrebbe essere più resistente agli anticorpi

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variante epsilon
Foto: Fusion Medical Animation | Unsplash

Se delta, al momento, è la variante di Sars-Cov-2 che desta più preoccupazione, dalla California ne emerge una che dovrà essere tenuta sotto controllo: B.1.427/B.1.429, denominata epsilon, secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Al momento ancora poco diffusa in Europa, la variante possiede tre mutazioni a carico della proteina Spike, che la renderebbero più resistente agli anticorpi, sia quelli derivanti dalla vaccinazione a Rna messaggero, sia quelli generati a seguito dell’infezione con il coronavirus. È quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Washington a Seattle, guidati dal biochimico Matthew McCallum: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Fanno parte della variante epsilon i due ceppi di Sars-Cov-2 denominati B.1.427 e B.1.429, entrambi individuati in California, negli Stati Uniti, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. La variante presenta tre diverse mutazioni all’interno della glicoproteina spike, la “chiave di accesso” che consente a Sars-Cov-2 di penetrare nelle cellule umane, nonché target dei vaccini e di altre terapie sperimentali contro Covid-19, come gli anticorpi monoclonali. Proprio perché la proteina Spike gioca un ruolo fondamentale nel regolare l’immunità nei confronti del coronavirus, i ricercatori hanno voluto appurare i possibili cambiamenti indotti da Epsilon, e in che modo potesse impattare la situazione epidemiologica futura.

Cosa dice lo studio

Lo studio, in vitro, ha quantificato l’attività di neutralizzazione del plasma umano di pazienti vaccinati o convalescenti da un’infezione del ceppo originario di Sars-Cov-2, nei confronti della variante epsilon. Gli anticorpi contro la proteina spike dovrebbero indurre, in presenza del coronavirus, il fenomeno della neutralizzazione, ovvero del blocco fisico da parte degli anticorpi della trasmissione del virus nelle cellule: quando si verifica, questo fenomeno è un buon indice di protezione contro l’infezione del virus.

La ricerca si è basata sull’analisi del plasma di 57 campioni, derivanti da 15 persone vaccinate con due dosi di Moderna, 33 vaccinate con due dosi di Pfizer-BioNtech e da 9 convalescenti in seguito a Covid-19. I dati sulla neutralizzazione anticorpale indicano, con la variante epsilon, una diminuzione pari a 2-3,5 volte rispetto all’infezione da coronavirus originario. Questo indicherebbe una maggior resistenza da parte di epsilon sia agli anticorpi generati dai vaccini a Rna messaggero sia a quelli generati dall’infezione da Sars-CoV-2.

Importante il sequenziamento

Secondo la banca dati Gisaid, che traccia la diffusione delle diverse varianti di Sars-Cov-2 nel mondo, epsilon nelle ultime quattro settimane si è diffusa dagli Stati Uniti ad altri 44 Paesi. In Europa si contano meno di 100 casi, di cui due in Italia. Il primo luglio 2021 l’Oms e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) designano ancora epsilon tra le “varianti di interesse”, ovvero quelle varianti per cui sono disponibili dati che potrebbero incidere in maniera significativa sulla trasmissibilità del virus, la gravità della malattia o gli effetti sull’immunità, con un impatto realistico sulla situazione epidemiologica.

Prove che però, rispetto alle “varianti di preoccupazione”, come la variante delta, sono preliminari e da accertare, insieme a un continuo tracciamento delle sequenze genetiche di coronavirus in diffusione. “Comprendere il nuovo meccanismo di evasione immunitaria delle varianti emergenti – scrivono gli autori dello studio – è importante quanto il monitoraggio della sequenza stessa, per contrastare con successo la pandemia in corso”.

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