L’Ue permetterà alle piattaforme di controllare le chat per prevenire gli abusi sessuali sui minori

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Chat Ue
(foto: Unsplash)

Le piattaforme di comunicazioni digitali potranno controllare le nostre chat per tre anni alla ricerca di abusi sessuali online su minori. Martedì il Parlamento europeo ha approvato una controversa legge che consentirà alle aziende digitali di rilevare e segnalare contenuti di questo tipo sulle loro app, in deroga alla direttiva europea in materia di privacy.

Il regolamento chiamato chatcontrol permette ai provider di comunicazioni elettroniche come anche Whatsapp o Messenger di scansionare i messaggi alla ricerca di contenuti pedopornografici e si è reso necessario per combattere gli abusi online sui minori. La Direttiva Privacy vieta infatti sorveglianza, intercettazione o conservazione di comunicazioni elettroniche, a meno di un consenso dell’utente o una specifica autorizzazione di legge.

Hanno votato a favore del disegno di legge 537 deputati, con 133 contrari e 24 astenuti. Nonostante il risultato, i legislatori europei hanno avvertito però che le regole sono “legalmente viziate” e potrebbero sgretolarsi davanti a un tribunale. Gli eurodeputati hanno anche criticato le pressioni a cui erano sottoposti per approvare il disegno di legge in fretta, definendolo un ricatto morale”.

Il disegno di legge ha contrapposto la Commissione europea, che l’ha proposto, e gli attivisti per i diritti dei bambini contro il Parlamento e i regolatori della privacy europei, che temono che il disegno di legge possa minare le norme sulla privacy dell’Ue.

Domani si vota un Regolamento europeo che derogando alla Direttiva ePrivacy permetterà legalmente a tutti i provider di servizi di comunicazione di scansionare tutti i nostri messaggi privati. Un thread 👇 https://t.co/ERRXTASB9D

— Matteo Navacci (@mrk4m1) July 5, 2021

Scrive Matteo Navacci, esperto di privacy e co-fondatore del Privacy Network, che l’approvazione di questa legge significa, per esempio “che le fotografie e video intimi di milioni di persone potranno essere acquisiti, conservati ed esaminati dai provider di servizi e dai loro dipendenti”.

Per il momento il Regolamento prevede che siano le piattaforme a scegliere se sorvegliare o meno le proprie app, ma sembra che le aziende siano ben disposte a farlo. Queste nuove regole dovrebbero essere applicate solo per tre anni, ma gli attivisti per la privacy sono preoccupati anche per quelle permanenti che verranno dopo.

Il limite per ora è la crittografia end-to-end (E2EE), una tecnica che protegge le comunicazioni da qualsiasi interferenza. La Commissione vorrebbe infatti limitare la sicurezza anche di questo tipo di comunicazioni, come quelle su WhatsApp e Telegram.

“Le comunicazioni e i servizi crittografati devono essere preservati e protetti”, ha affermato Diego Naranjo, responsabile delle politiche dell’associazione European Digital Rights (Edri), in un’intervista. Naranjo ha detto che il piano della Commissione creerà un incentivo per Big Tech a violare o non sviluppare la crittografia e indurrà le aziende a setacciare le comunicazioni private.

Le riserve ci sono anche per il regolamento appena approvato, da parte degli stessi parlamentari. La deputata olandese dell’Alde, Sophie in ‘t Veld, ha avvertito che la legislazione non avrebbe resistito al controllo del tribunale date le rigide leggi europee sulla privacy. “Penso che sappiamo entrambe che il risultato sul tavolo è giuridicamente errato” ha detto lunedì alla commissaria per gli affari interni Ylva Johansson. Politico riporta che i parlamentari hanno espresso la loro speranza in “una proposta notevolmente migliorata” con maggiori garanzie di protezione dei dati.

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