La Terra trattiene il doppio del calore rispetto a 15 anni fa

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Terra
(foto: Arek Socha via Pixabay)

La Terra è sempre più calda e oggi trattiene il doppio del calore di quanto faceva circa 15 anni fa. I nuovi dati, ennesima prova di cambiamenti climatici in atto, provengono da un’analisi della Nasa e della Nooa (National Oceanic and Atmospheric Administration) negli Stati Uniti. Lo studio, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letter, indica che sul piatto della bilancia fra l’energia assorbita e quella riemessa la prima è in aumento e anche significativo: dal 2004 al 2019 questo squilibrio è raddoppiato per entità. Si parla in questo caso di energia assorbita che proviene dal Sole e di energia che viene irradiata, ributtata indietro. Questo accumulo eccessivo, inoltre, porta a un aumento delle temperature degli oceani e dell’atmosfera, peggiorando la situazione e aumentando il calore stesso, un po’ come un circolo vizioso.

Lo studio

Gli autori hanno combinato dati satellitari con misurazioni e rilievi raccolti nel tempo. Le informazioni arrivano in parte dall’esperimento sul clima Ceres (Clouds and the Earth’s Radiant Energy System), condotto dalla Nasa, che permette di valutare sia l’energia entrante sia quella uscente. Oltre all’uso dei satelliti gli esperti hanno svolto misurazioni e analizzato i rilievi in situ, che mostrano un andamento simile a quello rilevato dai satelliti.

L’aumento di calore bloccato nella Terra c’è e non è insignificante. Il 90% di questo eccesso di energia termica finisce negli oceani e questo potrà avere nuove conseguenze negative, come il rapido aumento dello scioglimento dei ghiacci. La restante parte riscalda il resto del pianeta, con l’aumento della temperatura dell’atmosfera. Le conseguenze, dunque, si vedranno soprattutto nei mari, con lo scioglimento dei ghiacci artici o l’acidificazione delle acque che porta danni a organismi animali e vegetali e squilibri negli ecosistemi. Ma anche sulla terraferma non c’è da stare tranquilli: l’aumento delle temperature porta una maggiore presenza di vapore acqueo, che a sua volta contribuisce a far salire il termometro.

Le cause: meno nuvole e l’immancabile effetto serra

Le cause di questo sovra riscaldamento interno sono principalmente due. Uno dei fattori principali è lo scioglimento dei ghiacci marini e la diminuzione delle nuvole, che hanno un’importante funzione di “filtro”, aumentando la quota di radiazione solare riflessa dal pianeta.

L’altro elemento che non poteva mancare all’appello è l’effetto serra, per cui l’energia termica proveniente da una stella vicina, in questo caso il nostro Sole, si accumula nell’atmosfera del pianeta a causa della presenza crescente alcuni gas, detti serra, che la intrappolano.

A livello oceanico un elemento cui prestare attenzione è un fenomeno noto Pacific Decadal Oscillation. Si tratta di uno schema di comportamento del Pacifico settentrionale, studiato dagli scienziati, con cui in pratica si manifesta una variabilità e alcune anomalie nelle temperature oceaniche. La variazione segue oscillazioni periodiche, nell’arco di dieci anni. Negli ultimi anni dello studio, dal 2014 al 2020, questa variabilità era fortemente espressa con anomalie verso temperature più alte. Se questo comportamento anomalo rimarrà tale i cambiamenti climatici potrebbero addirittura peggiorare.

I prossimi passi

Oggi gli scienziati hanno quantificato questo peggioramento negli ultimi 15 anni. Studi come questo aiutano sempre più a mettere a fuoco l’entità del problema e le sue radici. Nuovi studi e modelli sono necessari, concludono gli autori, per comprendere meglio il reale impatto di questo eccesso di calore assorbito sull’aumento delle temperature, sul cambiamento del livello del mare e sul ciclo idrogeologico

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