Il modello francese sul certificato vaccinale funziona, replichiamolo in Italia

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In Francia all’improvviso tutti vogliono vaccinarsi. Mentre i contagi crescono e la variante Delta del Covid-19 mostra tutta la sua pericolosità, il presidente Emmanuel Macron ha fatto un discorso alla nazione in cui di fatto ha riconosciuto che l’approccio alle somministrazioni adottato fino a ora non funziona. La Francia aveva difeso la piena libertà personale di vaccinarsi o meno, escludendo ogni tipo di limitazione per chi avesse deciso di rinunciare alla propria dose. Presto però le cose cambieranno e la nuova strategia consiste nel colpire una minoranza per non dover chiedere troppi sacrifici alla maggioranza.

Il presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron / Pixabay

Come ha sottolineato il presidente francese, a partire dal 21 luglio l’ingresso nei bar, nei ristoranti, nei centri commerciali e in altri luoghi pubblici e privati sarà consentito solo a chi avrà con sé un certificato di avvenuta vaccinazione o di esito negativo al tampone. Da settembre invece tutto il personale che lavora in ambito socio-sanitario dovrà essere vaccinato, le sanzioni potranno arrivare anche al trattenimento dello stipendio.

È la risposta del governo a un paese che si è mostrato particolarmente scettico nei confronti delle somministrazioni, che ha la media più bassa di vaccinati tra i big europei e che anche per questo sta soffrendo in modo particolare l’imperversare della variante Delta. Davanti a una situazione nuovamente critica, Macron si è trovato a scegliere tra due alternative: introdurre nuovi lockdown generalizzati, oppure imporre restrizioni unicamente a chi non è protetto dal virus, per salvaguardare la libertà degli altri ma anche per indurre negazionisti e scettici a prenotare la loro dose anche solo per poter condurre una vita normale o quasi. La cosa sembra aver funzionato: nelle prime 24 ore dopo il discorso di Macron, un milione di francesi, soprattutto millennials, si sono prenotati per il vaccino, mandando anche in tilt il sistema informatico per la troppa affluenza.

Missione compiuta insomma, o almeno un inizio che fa ben sperare se si pensa che oggi gli ingressi in terapia intensiva e i decessi in giro per l’Europa riguardano quasi esclusivamente persone non vaccinate. Intercettare chi ha rinunciato alla dose, focalizzarsi su di essi, è la chiave per provare a uscire da una situazione delicata senza che tutti debbano fare sacrifici. Anche l’Italia sta pensando di adottare il modello francese, ma ovviamente la discussione è già finita in bagarre. Il ministro della Salute Roberto Speranza, il Pd e il Movimento cinque stelle sono favorevoli, la destra di quel Matteo Salvini che a oggi ancora non si è vaccinato nonostante i suoi 48 anni non ne vuole sapere, spalleggiato anche da Fratelli d’Italia. 

L’Italia pensa di poter prendere tempo perché qui l’impennata dei casi che si sta registrando altrove ancora non c’è stata. Uno scenario già vissuto l’estate scorsa, quando la vita scorreva normale mentre oltreconfine le cose precipitavano e si faceva finta di non sapere che presto sarebbe arrivato anche il nostro momento. Si perse tempo, come si sta perdendo tempo ora. E invece è arrivato il momento di affrontare una volta per tutte il tema dell’obbligatorietà del vaccino. Imporlo non è facile, anzi è di fatto impossibile, rendere però la quotidianità di chi lo rifiuta un percorso a ostacoli può essere la migliore strategia per indurre anche i più scettici a turarsi il naso e prenotare la propria dose. Si possono fare mille discorsi sulla costituzionalità di una tale misura, sulla violazione delle libertà delle persone colpite, ma in fin dei conti l’alternativa nel momento in cui i contagi si impenneranno è introdurre nuovi lockdown generalizzati, altra voce che richiede un sacrificio collettivo in termini di libertà. 

L’alternativa, in definitiva, è se sacrificare la libertà di tutti o di una minoranza che consapevolmente si sta sottraendo a una forma di protezione. La scelta per la politica non dovrebbe essere difficile, tanto più che ora c’è un modello estero, quello francese, che in poche ore ha già dimostrato di saper funzionare e a cui quindi si deve guardare e ispirarsi.

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