Brooke Taylor di In Treatment 4 e gli altri psicoterapeuti delle serie

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La quarta stagione di In Treatment è un reboot. Da oggi, 27 luglio, in prima assoluta su Sky e NOW, la versione americana della serie israeliana BeTipul, si era conclusa nel 2010 dopo tre intense stagioni di sedute di psicoterapia con il Dottor Paul Weston (l’attore irlandese Gabriel Byrne). In onda dal lunedì al venerdì sull’americana Hbo, ogni giorno della settimana lavorativa veniva dedicato a un paziente diverso: un soldato vittima di stress post-traumatico, un’atleta con tendenze suicide, un teenager omosessuale, coppie in crisi coniugale… Il venerdì, invece, spettava a Weston, a sua volta paziente della sua ex mentore. La quarta stagione, prodotta alla fine del 2020, introduce la protagonista – la psicoterapeuta Brooke Taylor –, nuovi pazienti e tematiche attualissime, come la pandemia durante la quale sono stati girati gli episodi. Per l’occasione, facciamo un ripasso degli psicoterapeuti più meritevoli di tv e streaming.

1. Brooke Taylor – In Treatment

https://www.youtube.com/watch?v=J9FaAYnFpVs

Collega di Paul Weston, è l’opposto dello psicoterapeuta wasp che sa penetrare i pensieri più reconditi dei pazienti, pur provando spesso una colpevole insofferenza verso alcuni di loro. Brooke Taylor è più empatica e sensibile con le persone che hanno bisogno di lei, ovvero una nonna che vuole convertire la nipote all’eterosessualità, una teenager lesbica e ribelle, un’ex barbone e truffatore arrogante appena uscito di prigione e un infermiere a domicilio che, per via del Covid, viene ricevuto via Zoom. La stessa dottoressa sta elaborando un lutto devastante con l’aiuto dell’amica e sponsor Rita, sua alleata contro un passato di dipendenze che torna a perseguitarla nelle vesti dell’ex (Joel Kinnaman di Altered Carbon). Interpretata dalla talentuosa e versatile Uzo Aduba di Orange is the New Black, Brooke Taylor suggerisce che il terapeuta più valido è colui che sa instaurare legame emotivo con i pazienti.

2. Jennifer Melfi – I Soprano

https://www.youtube.com/watch?v=WM7ZB5NHwWk

La dottoressa Melfi è la psicoterapeuta del piccolo schermo per eccellenza, che coraggiosamente si prende in carico il temibile mafioso Tony Soprano. Italoamericana (nei suoi panni c’è l’attrice Lorraine Bracco), realizza in fretta la pericolosità del paziente – tentando più volte di liquidarlo e sospendendo le sessioni –, il quale è sempre più attratto lei, tanto da instaurare una relazione in bilico tra professionalità e illecito. Integerrima, acuta e con una vita personale complicata che la spinge verso la tossicodipendenza, è professionista capace ma consapevole di non essere in grado di relazionarsi con Tony Soprano, rischiando anche di cedere a un rapporto che viola l’etica professionale.

3. Charles Kroger – Monk

https://www.youtube.com/watch?v=TB3eWu_qlxo

Più che uno psicoterapeuta, un santo, specie se tra i rischi del mestiere è contemplata la possibilità di imbattersi in pazienti con patologie tanto serie da mettere a rischio la vita di chiunque orbiti intorno a loro (medici curanti compresi). Nel caso del dottor Charles Kroger c’è – se possibile – di peggio: avere come paziente il detective Monk. Affetto da un elenco infinito di manie ossessivo-compulsive, quest’ultimo sarebbe innocuo se non fosse per il fatto che perseguita, letteralmente, il suo psicoterapeuta a qualsiasi ora. Nei momenti di acuta pretende sessioni nel weekend o su base giornaliera, si presenta a casa del povero Kroger e si insinua nella sua vita privata. D’altro canto, Kroger dimostra una pazienza (quasi) inesauribile e la capacità più unica che rara di saper lenire i patemi dell’anima, arrivando a capirne i traumi e curarli come nessun altro. Tra tutti i professionisti di questa classifica, il più professionale e senz’altro quello che vorremmo.

4. Oh Ri-jin – Kill Me, Heal Me

https://www.youtube.com/watch?v=UVAZ1alE80k

Uno dei soggetti prediletti dei k-drama è il rapporto tra psicoterapeuti e pazienti. La cura delle malattie mentali occupa un posto importante nella serialità coreana: It’s Okay That’s Love, Soul Mechanic, Be Melodramatic e It’s Okay to Not Be Okay. In particolare, Kill Me, Heal Me tratta il disturbo dissociativo dell’identità. Ri-jin è una studentessa di psichiatria incaricata dal suo professore di occuparsi di Do-hyun, l’erede di una potente azienda costretto a nascondere la sua malattia mentale.

I metodi di Ri-jin, donna esuberante, manesca e sensibile, sono poco ortodossi: anche qui si profila all’orizzonte un legame sentimentale; tuttavia, cercare di risolvere i traumi di ciascuna delle sette personalità del protagonista instaurando con lui una relazione personale si rivela il modo più efficace. L’arma vincente di Ri-jin per sciogliere i traumi più profondi: la sua personalità un po’ pazza in grado di adeguarsi alle bizzarrie degli alter ego di Do-huyn (compresa una teenager preda delle prime tempeste ormonali e un bombarolo).

5. Linda Martin – Lucifer

https://www.youtube.com/watch?v=8zFxgbR2YjY

Gli sceneggiatori delle serie tv sembrano avere una passione incontenibile per le relazioni proibite tra psicoterapeuti e pazienti. Di solito, i primi sviluppano un’attrazione o accettano le avance dei clienti vittime di transfert nel corso del rapporto professionale: nel caso della moderna dottoressa Linda Martin, lei pretende subito come forma di pagamento le prestazioni sessuali del dotato Lucifer Morningstar. Nonostante le premesse equivoche, abbiamo di fronte una buona professionista, pacata e perspicace con un innato talento per condurre i clienti verso la presa di coscienza delle proprie idiosincrasie, insicurezze ed esperienze traumatiche. Finisce con il diventare amica, confidente – e custode della salute mentale – di coloro che ruotano attorno al diavolo, per poi dire addio a ogni remora morale e professionale innamorandosi e avendo un bambino con Amenadiel, fratello di Lucifer con i complessi di inferiorità.

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