Dolo o no, il problema degli incendi in Sardegna viene da molto lontano

0
50
Questo post è stato pubblicato qui

Ogni anno più o meno in questo periodo i giornali italiani si riempiono di foto e titoli sugli incendi, in particolare in Sardegna. È successo anche ora, dopo che un fronte di fiamme lungo decine di chilometri ha già distrutto almeno 20mila ettari nell’oristanese. La maggior parte dei media sono ora alla ricerca di indizi sulla causa che ha scatenato questo inferno, la miccia. Si parla di un’automobile che ha preso fuoco in un incidente e da cui sarebbero partite le scintille, ma sembra ci possa essere altro vista l’estensione delle fiamme e la distanza tra i vari inneschi. Probabile ci sia insomma una natura dolosa. In ogni caso, per quanto questo possa essere importante dal punto di vista giudiziario, non è ciò che conta. Dolo o no, il problema annuale degli incendi in Sardegna è a monte.

Immagine iPa

Il modo in cui un incendio raggiunge tali dimensioni c’entra poco con chi ha causato quello stesso incendio. Se ci sono le condizioni per bloccare la loro avanzata, le fiamme non arrivano a bruciare una superficie così grande. Le dinamiche della cronaca vogliono che l’indagine sull’innesco monopolizzi il racconto, qualcosa che siamo abituati a vedere più o meno su tutti gli argomenti: dal femminicidio agli attentati, l’identità del carnefice, la sua storia, il suo profilo, le sue ragioni hanno sempre la meglio su tutto il resto. Quello che manca, o che c’è ma comunque in misura minoritaria, è un’analisi più ampia del fenomeno, che scavi nel passato, nel contesto attuale, nell’infrastruttura legislativa e istituzionale. Questo vale anche per gli incendi, dal momento che se è vero che ogni anno essi hanno la copertura mediatica che meritano, è anche vero che manca sempre una narrazione dettagliata sulle condizioni che hanno favorito la propagazione delle fiamme: il clima e la conformazione del territorio.

La Sardegna vive un problema sistemico da questo punto di vista. Gli incendi ci sono da sempre, semmai la loro forza aumenta anno dopo anno perché se da una parte non si fa nulla a livello territoriale per ostacolarli, dall’altra il cambiamento climatico ne facilita lo scoppio e l’estensione. Per quanto riguarda il primo punto, l’isola sta vivendo un lungo processo di svuotamento delle campagne e dunque di conseguente abbandono delle stesse che tra boschi incolti, strade prive di manutenzione e private del loro potenziale ruolo di tagliafamme e mancata cura degli alberi, stende il tappeto rosso al propagarsi degli incendi. A questo si aggiunge un problema dal punto di vista dei soccorsi, con il personale che compie ogni anno lavori miracolosi ma che risulta sempre sottodimensionato o a corto di risorse: basti pensare che solo qualche settimana fa sono decaduti i dirigenti del Corpo forestale locali e non si è riusciti a prorogare il loro incarico, nemmeno nella stagione di massimo pericolo.

L’altro punto cardine riguarda il clima. Più il tempo passa, più la Sardegna diventa un terreno climaticamente fertile per gli incendi. Quest’anno si sta rivelando particolarmente duro per la siccità, le piante sono secche come non lo erano da tempo a causa della penuria idrica, le temperature sempre più bollenti aggiungono un ulteriore elemento decisivo e quello che ne deriva è ciò che stiamo vedendo in questi giorni nell’oristanese. Il cambiamento climatico sta velocizzando il processo di distruzione del territorio, mentre il territorio continua a non farsi trovare pronto: non lo sarebbe stato qualche decennio fa quando la stagione delle fiamme era più contenuta, figuriamoci ora quando essa ne è una versione esponenziale. 

Cambiare il clima da un anno all’altro non è ovviamente possibile e ogni stagione di incendi deve semmai essere un monito a fare il più in fretta possibile per mettere in pratica piani che sappiano consegnare alle generazioni future non un mondo migliore che ormai è impossibile, ma quanto meno un mondo vivibile. Quello che va fatto oggi con le risorse a disposizione, quelle per esempio del Recovery plan, è adeguare il territorio all’emergenza endemica che sta vivendo, così da contenerne la portata. Siamo già dentro la catastrofe e sperare di farcela ogni anno passivamente non può essere la soluzione. Occorre piuttosto tornare a fare manutenzione, curare le campagne abbandonate, occorre insomma adeguare il contesto alle trasformazioni climatiche in corso. Altrimenti andrà ogni anno peggio, fino a un punto di non ritorno.

The post Dolo o no, il problema degli incendi in Sardegna viene da molto lontano appeared first on Wired.