Come è cambiato il rapporto degli italiani con la tecnologia dopo la pandemia

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Ecommerce (Getty Images)
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È il digitale la nuova comfort zone degli italiani“, una nuova dimensione che impatta sulla loro vita mentre immaginano e lavorano per ricostruire il proprio futuro con nuove e ritrovate consapevolezze. È questo uno degli aspetti sottolineati dal Rapporto Coop 2021, presentato a Milano su abitudini e stili di vita di un paese più fiducioso e ottimista per il futuro (69% delle risposte), ma ancora attento a consumi sobri, preoccupato per il clima (79%), nella convinzione che i temi riguardanti l’ambiente (45%) e l’innovazione tecnologica (79%) possano guidare uno sviluppo futuro. L’indagine è stata svolta tra un campione rappresentativo di 1.500 italiani adulti e un panel di mille opinion leader della community di italiani.coop, tra cui 470 figure con ruoli di leadership nel mondo aziendale.

Il digitale nella vita degli italiani

A oltre un anno dal primo lockdown, il 65% degli italiani si dice soddisfatto rispetto al proprio rapporto con la tecnologia, sia pure in una relazione a due facce, tra vantaggi e svantaggi in vari ambiti. Se da un lato permette di restare connessi con i propri cari (47%) dall’altro diminuisce le relazioni dal vivo (per il 37%). Aiuta a restare sempre aggiornato sui temi di interesse (42%) ma aumentano le fake news (33%). Consente di migliorare la visione di film e di svagarsi, ma intanto aumenta lo stress (36%).

Per quanto riguarda la spesa alimentare, l’ecommerce continua a crescere a valore del 46%, per un totale di 1,9 miliardi di euro (previsioni Iri), ma a un tasso inferiore rispetto al 2020 (+123%). Inoltre, i generalisti online restano al 2,2% del totale nel largo consumo confezionato, guidato ancora da supermercati (39,8%) e discount (19,6%). Se per lo sviluppo di questo comparto servono ancora nuovi operatori, investimenti e maggiore diffusione al centro-sud, per il food delivery si registra una continua crescita: +39% rispetto al 2020, per un mercato totale da 1,4 miliardi di euro.

Uomo (82%), under 30 (92%) e di classe medio-alta (83-79%) è il profilo di utente tipo che con maggiore frequenza prevede di usare servizi di questo tipo nel 2021-22, offrendo risposte più alte della media (80%). Ed è qui che si vede la crescita della cucina salutista (72%): il fattorino porta a casa sempre più piatti vegetariani (+127%) e vegani (+90%), come poké, zuppe di legumi, hummus e insalate di stagione, per una media di crescita per la cucina. In generale, comunque, è proprio nell’alimentazione che emerge una nuova sensibilità ambientale, con l’emerge della figura dei “climatariani” il 15%, che cioè seguono una dieta basata su criteri “green”.

Ambiente, innovazione e diritti

Il rispetto dell’ambiente e l’innovazione sono considerate come priorità irrinunciabili, ma secondo l’80% dei manager intervistati la scarsità delle risorse porterà a un aumento delle tensioni geopolitiche, con ampio scetticismo sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati in ambito di inquinamento e cambiamento climatico per il 77%. Di fronte alle preoccupazioni per l’ambiente, scienziati, leader dell’innovazione e medici tornano in cima ai modelli di riferimento (rispettivamente con il 49% e il 32% del campione).

Tanto che complottisti (21%) e no-vax (50%) sono in fondo alla scala delle preferenze per aggiungere un posto a tavola: è un nuovo aspetto delle fratture sociali che, secondo il rapporto Coop. Gli italiani emergono come tra i più lgbt+ friendly in Europa, esprimendosi all’83% a favore del matrimonio di persone dello stesso sesso. Triplicano (18%) rispetto al 2018 coloro che si definiscono gender fluid e sono più favorevoli di altri in Europa alle richieste di asilo per i migranti (79%). Resta inoltre il potenziale inespresso delle donne: il 42% di loro è convinta di non essere valorizzata a pieno.

Il lavoro e la ripresa

Nell’ambito del lavoro, il bisogno di medici, infermieri e operatori sanitari è considerato in crescita (83%), insieme agli specialisti in materie matematiche e informatiche (81%), psicologi e psicanalisti (74%), nonché addetti al trasporto e magazzinieri (59%). Per tre dirigenti d’azienda su quattro, in particolare, l’innovazione tecnologica e digitale impatterà sull’ecosistema produttivo ed economico, nei prossimi anni e non mancano le ripercussioni sul lavoro, visto sempre più ibrido. Il 95% dei manager vede smart working e lavoro agile in crescita nei prossimi 3-5 anni e quello in presenza in calo dell’83%. In calo i viaggi di lavoro, rispetto al 2019, secondo il 71%. Nove milioni sui 13 che hanno lavorato almeno una volta da remoto nel 2020-21 prevede di lavorare da casa anche in futuro.

In generale, se il pil italiano è tornato a crescere, gli stessi italiani si dicono ottimisti rispetto a una positiva percezione del futuro (69%), esprimendo una maggiore fiducia verso il prossimo raddoppiata rispetto a quattro anni fa (passata dal 19 al 41%). Nonostante tutto, sono 27 milioni gli italiani che ancora nel 2021 sono stati costretti a fare delle rinunce vivendo situazioni di disagio quotidiano e 5 milioni coloro che temono il protrarsi di sacrifici in ambito alimentare. Secondo la maggioranza degli esperti, l’Italia raggiungerà i livelli pre Covid solo nel 2023 (lo afferma il 43% degli executive ) e infatti nel 2022 il 28% degli italiani prevede di avere un livello di spesa ancora inferiore rispetto al 2019: sono soprattutto cassaintegrati, giovani e donne.

Su questi temi, Marco Pedroni, presidente di Coop Italia ha accennato al Pnrr “e la grande occasione che un buon indirizzo di queste risorse può generare, a partire dal sostegno della domanda dei redditi più bassi. Si profila una situazione in cui la domanda interna resta bassa, mentre si rischia di far pagare al consumatore i forti aumenti delle materie prime e dell’energia. L’inflazione da costi esterni può avere effetti depressivi importanti sulla congiuntura economica. C’è bisogno di dirottare risorse e politiche più incisive a favore dei consumi agendo per esempio sulla defiscalizzazione di prodotti sostenibili e di una legislazione di scopo per la riconversione dei centri commerciali, per ruoli multifunzionali e di servizio (pubblico e privato) per la comunità; interventi utili anche a frenare l’espansione edilizia e il consumo di suolo che in Italia continuano a crescere, a dispetto delle direttive dell’Unione europea”.

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