mercoledì, Maggio 22, 2024

È il momento di affidare la scienza a cittadini comuni?

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Come accademico allo University College di Londra Richard Battarbee ha passato tutta la vita a studiare l’ecologia delle acque dolci, ma è stato solo dopo la pensione, quando si è trasferito nello Yorkshire, che si è trovato in prima linea in una battaglia per salvare un fiume. I pescatori della città di Ilkley, vicino alla zona dove vive Battarbee, avevano iniziato a raccogliere con le loro lenze preservativi, salviette umidificate e assorbenti igienici. I residenti notavano che pesci e altri animali stavano morendo in massa. L’acqua scoloriva ogni volta che pioveva intensamente. C’era qualcosa non andava nel fiume Wharfe.

Battarbee, insieme ad altri membri della Wharfedale naturalists society, sospettava che la vera causa dell’inquinamento fosse uno scarico di liquami più avanti lungo il fiume gestito dalla Yorkshire water, la società idrica privatizzata della regione.

Davanti al rifiuto da parte del governo e della Yorkshire water di dare loro una mano, i residenti di Ilkley si sono rivolti alla citizen science, le ricerche collaborative condotte da comuni cittadini che non solo contribuiscono a cambiare il modo in cui i residenti di una zona tutelano l’ambiente locale, ma stanno anche portando in molti a mettere in discussione le istituzioni scientifiche nella loro interezza.

La citizen science può riguardare la progettazione e lo svolgimento di studi su determinate questioni, ma anche limitarsi a contribuire semplicemente alla raccolta di dati.

Il caso di Ilkley

A Ilkley, i timori dei residenti sono stati rigettati dal consiglio cittadino e dalla Yorkshire water, la società idrica locale responsabile del deflusso delle acque reflue nel fiume. L’Agenzia per l’ambiente del Regno Unito (Ea), il cui budget dal 2010 è stato ridotto da 120 a 48 milioni di sterline, ha detto di non essere in grado di indagare e nemmeno monitorare i livelli di contaminazione del fiume.

Nell’impossibilità di ottenere aiuto, gli abitanti del luogo, che ora si sono associati nel Ilkley clean river group, si sono fatti carico del compito di dimostrare scientificamente l’entità del problema.

Battarbee aveva il sopetto che la vera minaccia non fossero i rifiuti e gli escrementi che si potevano vedere, bensì gli agenti patogeni invisibili che ora popolavano il fiume, un luogo molto frequentato in cui ogni anno vengono a nuotare migliaia di persone. “Non c’erano assolutamente dati sulla concentrazione di agenti patogeni nel fiume associati agli scarichi che vi vengono riversati – spiega Battarbee –. Visto che non sono riuscito a trovare nessun protocollo, ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi scienziato, ho studiato la letteratura e ho elaborato una metodologia“.

Condurre uno studio scientifico con un gruppo di cittadini volontari è però più difficile di quanto possa sembrare. Non potendo contare su sovvenzioni universitarie come la maggior parte degli scienziati, l’Ilkley clean river group ha dovuto raccogliere fondi per pagare le operazioni di campionamento professionale dell’acqua. Poi c’è stata la raccolta dei campioni, in cui un gruppo di residenti della zona senza una formazione specifica ha prelevato fino a cento campioni in diverse aree del fiume. Una volta recuperato, ogni campione doveva essere conservato in modo corretto, sotto gli otto gradi, e inviato a un laboratorio di Coventry nel giro di ventiquattro ore, in modo da ottenere risultati affidabili.

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