mercoledì, Maggio 22, 2024

Anche Europa e Italia si lanciano nella nuova corsa alla Luna

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Si chiama European Service Module, o Esm, è il risultato del lavoro di tremila europei e di un consorzio industriale di cui l’Italia rappresenta il 30% (seconda forza dopo quella tedesca, il 60%) ed è il contributo europeo alla prossima avventura sulla Luna, il programma Artemis della Nasa.

Come suggerisce l’acronimo, Esm provvederà a fornire aria, elettricità e propulsione alla capsula Orion, quella che da Artemis III, la terza missione del programma, porterà la prima donna della storia e il prossimo uomo sul suolo selenico. “Analogamente al motore di un treno che traina le carrozze passeggeri e fornisce energia – ha chiarito l’Agenzia spaziale europea in una conferenza dedicata – Esm fungerà da propulsore per l’Orion Crew Module nel suo viaggio verso lo spazio e il ritorno sulla Terra”.

Viaggio che potrebbe iniziare fra il 7 e il 21 maggio, nella prima finestra di lancio disponibile, o più probabilmente fra il 6 e il 16 giugno, quando staccandosi dalla rampa 39B di Cape Canaveral, il più potente sistema di lancio mai realizzato, lo Space Launch System (o Sls), porterà oltre l’atmosfera Orion ed Esm, pronti a separarsi dal vettore due ore dopo il lancio per iniziare una prima missione senza equipaggio. 

Tutto dipenderà dall’esito dell’ultimo test, previsto fra l’1 e il 3 aprile, il cosiddetto wet dress rehearsal, durante il quale la Nasa caricherà i serbatoi dell’Sls, già sulla rampa da qualche giorno, e simulerà tutte le operazioni fino a T -10, cioè a dieci secondi dalla partenza. Solo dopo quest’ultima verifica si saprà quando scrivere negli annali la data inaugurale del secondo programma lunare della storia occidentale. Un programma, Artemis, che fra le tante differenze da Apollo vede proprio il forte contributo europeo.

Allora si andò sulla Luna per dimostrare di esserne in grado: era il traguardo di una gara fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Oggi vogliamo tornare sul suolo lunare per dimostrare di poterci vivere, lavorare, per sfruttarne le risorse. E per poi andare oltre. In primis su Marte, dove puntiamo di portare astronauti nei prossimi decenni”. Sembra un manifesto quello scandito da Philippe Deloo, project manager di Orion per l’Esa. E sebbene sia impossibile ignorare l’impatto sul lungo periodo che potrebbe derivare dalla sospensione di tanti progetti subordinati alla collaborazione con la Russia – ExoMars in primis – è comprensibile che anche in questi giorni l’ente spaziale europeo celebri come epocale la propria partecipazione ad Artemis. “La situazione in Ucraina non avrà impatti sugli inizi del programma lunare, cui la Russia non ha mai aderito – ha spiegato Deloo – e nemmeno suo svuoi sviluppi: sebbene è previsto che per le missioni successive ad Artemis III alcuni materiali arrivassero dalla Russia, abbiamo alternative valide e praticabili”.

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