venerdì, Maggio 20, 2022

Piantare alberi ogm per combattere la crisi del clima

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Di tutte le potenziali soluzioni per la crisi climatica, nessuna è riuscita a catturare i cuori e le menti come quella di piantare alberi. È un obiettivo su cui sembrano essere tutti sono d’accordo: scienziati, politici, e persino miliardari stanno mettendo la loro influenza al servizio degli sforzi per rinverdire la terra con nuove foreste in grado di catturare il carbonio e, si spera, immagazzinarlo nei tronchi e nel terreno per decenni.

Ma nessuna soluzione per il clima è mai così semplice. Diversi studi hanno scoperto che le campagne di rimboschimento non sempre generano i benefici che promettono. Se le foreste appena piantate non sono adeguatamente curate e monitorate, gli alberi possono morire e il carbonio che hanno immagazzinato viene diffuso nuovamente nell’atmosfera. A volte non ci sono abbastanza semenzali per questi programmi. L’entusiasmo di massa per questi programmi ha generato anche reazioni parzialmente negative, e gli scienziati sostengono che benché piantare alberi sia certamente una cosa importante, non dovremmo illuderci che rappresenti una soluzione alle grandi sfide della crisi climatica.

Altri scienziati, però, sottolineano che esiste un altro problema legato ai progetti per per piantare alberi in massa: gli alberi stessi. E se gli alberi esistenti non fossero abbastanza efficaci nell’immagazzinare il carbonio? Se gli scienziati riuscissero a trovare un modo per aumentare la loro capacità di assorbimento del carbonio, ogni albero piantato sarebbe in grado di catturare il carbonio in modo più efficiente dal punto di vista dei costi. Un albero migliore potrebbe essere la cosa che stiamo aspettando. Dobbiamo solo crearlo.

Rendere gli alberi più efficienti

Maddie Hall, amministratrice delegata e fondatrice della startup climatica Living Carbon, è alla ricerca della Tesla degli alberi: “Non solo un albero migliore per l’ambiente, ma un albero che cresca anche più velocemente e sia in grado di sopravvivere meglio o essere più efficace nei vari climi rispetto alle varietà tradizionali – spiega Hall –. In gran parte è una questione di come migliorare il tasso di crescita e anche il potenziale di cattura del carbonio degli alberi“.

Il modo in cui le piante prelevano l’anidride carbonica e la luce del sole per trasformarli in materiale organico ha del miracoloso, un’alchimia biologica che sostiene quasi tutta la vita sulla Terra. Ma questo processo – la fotosintesi – purtroppo è anche inefficiente. Solo una piccola frazione della luce solare che colpisce le foglie viene effettivamente trasformata in materiale organico, mentre nella maggior parte delle piante circa il novantacinque per cento di tutta quest’energia viene sprecato. Per gli scienziati delle piante come Amanda Cavanagh della University of Essex questo spreco rappresenta però un’opportunità. Se riuscisse a trovare un metodo per fare in modo che le piante riescano a ridurre in parte questa inefficienza, gli alberi potrebbero usare quell’energia per crescere. Come la maggior parte dei ricercatori in questo settore anche Cavanagh si concentra su colture a crescita più rapida in grado nutrire un maggior numero di persone, ma lo stesso approccio potrebbe essere rivelarsi estremamente utile anche per estrarre il carbonio dall’atmosfera. Gli alberi in grado di eseguire la fotosintesi in modo più efficiente dovrebbero essere anche più veloci nel trasformare il carbonio atmosferico in tronchi, foglie e radici. In teoria, perlomeno.

Nel 2019, Cavanagh e i suoi colleghi hanno pubblicato un articolo su Science che suggeriva che fossero sulla buona strada. Inserendo nuovi geni nelle piante di tabacco, gli scienziati sono riusciti a fare in modo che riciclassero un prodotto di scarto della fotosintesi, trasformandolo in una molecola che la pianta poteva usare per crescere. Una volta piantate, le piante di tabacco modificate da Cavanagh si sono rivelate il quaranta per cento più produttive rispetto a quelle non modificate (le piante di tabacco sono l’equivalente dei topi da laboratorio nel mondo della scienza delle piante; l’obiettivo finale è replicare la tecnica su colture come il grano o la soia).

Ora una startup californiana ha adottato lo stesso approccio, ma questa volta con alberi di pioppo. In un articolo preliminare non ancora sottoposto a peer review e pubblicato il 19 febbraio, gli scienziati di Living Carbon hanno affermato che inserendo nuovi geni negli alberi di pioppo è possibile far crescere le piante il 53 per cento più velocemente rispetto ai loro equivalenti non modificati. Entrambe le serie di alberi sono state coltivate in condizioni controllate che differiscono significativamente da quelle che le piante affronterebbero in natura, ma Hall spera che gli alberi modificati siano in grado di dare slancio ai programmi di piantagione, assorbendo il carbonio atmosferico più rapidamente.

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