giovedì, Maggio 26, 2022

Maia, il progetto che segna il futuro dello Spazio all'europea

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Per quanto l’entusiasmo, oggi, sembri un sentimento di un’altra epoca – o di un altro mondo –, quando a fine gennaio ArianeGroup ha annunciato il progetto “Maia”, destinato alla realizzazione di un minilanciatore che promette di rinnovare l’accesso europeo allo spazio, era stato addirittura Elon Musk il primo a felicitarsi: “Un passo nella direzione giusta”, aveva twittato.

Non che servisse la sua approvazione, per sapere di averci preso, a Morena Bernardini, vicepresidente Strategia e innovazione di ArianeGroup (joint venture di Airbus e del gruppo francese Safran), cioè il maggior produttore continentale di lanciatori. Di certo, però, la sottolineatura del patron di SpaceX, arrivata pochi minuti dopo l’annuncio, aveva ribadito la centralità strategica dello spazio. Un’importanza già chiara allora, figurarsi oggi, quando riflettere sull’autonomia europea anche dei lanciatori spaziali potrebbe essere diventata una necessità.

Un Ariane 6 sulla rampa di lancio a Kourou

Un Ariane 6 sulla rampa di lancio a Kourou (immagine, renderizzata, di Asi)

 “Personalmente sono sconvolta da quanto sta succedendo  riflette Bernardini -. Adesso è prematuro esprimersi sugli impatti che questa situazione avrà a livello di impresa. La nostra società controllata, Arianespace, si è espressa sull’argomento ricordando la decisione unilaterale di Roscosmos di ritirarsi dallo spazioporto europeo di Kourou e di sospendere tutti i lanci Sojuz dal Centro spaziale europeo. Arianespace è in stretto contatto con i suoi clienti e le autorità francesi ed europee per valutare al meglio tutte le conseguenze di questa situazione e sviluppare soluzioni alternative”.

Classe 1983, origini romane, laurea alla Sapienza in Ingegneria aerospaziale con specializzazione in Ingegneria astronautica, master in Management di alleanze industriali all’Insead Business School, Bernardini è fra le figure chiave dell’industria spaziale europea. A lei, che nel 2017 in Thales Alenia Space era a capo del new business e responsabile della progettazione di costellazioni satellitari nel campo dell’internet of things, si deve un contributo sostanziale alla creazione della nuova governance europea dei lanciatori e alla definizione delle sinergie tra Ariane 6 e Vega C, la prossima generazione dei lanciatori continentali. Un ambito, quello dei vettori spaziali, non a caso ritenuto strategico anche ben prima del disastro in Ucraina.

Un cambio di rotta

A inizio febbraio, durante la European space conference di Bruxelles, era stato Thierry Breton, commissario dell’Unione europea al Mercato interno, difesa, industria e spazio, a suonare la sveglia: “l’Europa è in piena espansione, con nuovi operatori privati che stanno cambiando il modello di business, integrando grandi industrie, pmi ed ecosistemi digitali. Bisogna liberare questo potenziale e il 2022 sarà l’anno di svolta”. Difficile credere che Breton, riferendosi all’anno della svolta, pensasse a un conflitto nel cuore del Vecchio Continente, ma l’esigenza di una maggior competitività per l’Europa e il suo valore strategico non erano stati ignorati. “L’Europa deve difendere i suoi interessi e deve rivendicare la sua libertà di operare [militarmente, ndr] nello spazio”, aveva aggiunto il commissario. Parole profetiche alla luce di quanto successo dopo, ma di cui è bene valutare l’importanza a prescindere dalla cronaca dei giorni nostri.

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