giovedì, Maggio 26, 2022

Slow Horses, una spy story molto molto inglese (con la sigla di Mick Jagger)

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Losers, misfits and boozers”, così Mick Jagger, ingaggiato per comporre la sigla di apertura Strange Game descrive i protagonisti di Slow Horses,, serie di spie britannica appena sbarcata su Apple Tv+. I soggetti in questione sono gli agenti dell’MI5, i servizi segreti della Regina Elisabetta II, accantonati come paria dalle brillanti spie bondiane per la loro incompetenza, inefficienza, instabilità mentale, dipendenza da alcol e droghe. L’ultimo arrivato è River Cartwright (Jack Lowden), sulla carta la spia perfetta – intraprendente, sveglio, atletico – ma che sul campo si è dimostrato inaffidabile dopo aver placcato il terrorista sbagliato intento a far saltare in aria l’aeroporto di Stansed. River viene spedito a Slough House, un ufficio più sperduto e cadente di quello degli imbranati tecnici di The IT Crowd, capitanato da un signore – Jackson Lamb (Gary Oldman) – con i calzini bucati, modi incredibilmente offensivi e gli effetti del dopo-sbornia perenne.

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Lamb è il boss degli slow horses del titolo, tra questi una signora mite che indossa golfini fatto a maglia tra un bicchierino di sherry e l’altro, e una ex superspia della Guerra fredda che non è riuscita a adeguarsi al mutare dei tempi. Questi reietti della Corona indolenti, frustrati e senza futuro sono destinati a finire coinvolti in una cospirazione infida e spinosissima nella quale sono coinvolti il proprietario di un’ambita chiavetta e i Figli di Albione, un gruppetto di idioti xenofobi. Questi rapiscono un comico musulmano minacciando di decapitarlo in diretta streaming (esattamente come farebbero i terroristi islamici che vorrebbero epurare dal Regno Unito) rendendo la vita un inferno all’algida boss dell’intelligence Diana Taverner (Kristin Scott Thomas). 

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