venerdì, Maggio 20, 2022

L'arte ottimista di Jeppe Hein. Per fluttuare come bollicine di champagne

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«Mentre ero in piedi, in mezzo a tutto quel verde», ci racconta, «ho immaginato il sole che mi sfiorava il viso, ho sentito l’odore dell’umidità, ho ascoltato l’acqua piovana cadere sulle foglie della vite e ho assaggiato l’uva. L’insieme di queste cose ha ispirato il mio lavoro». L’effetto finale, come detto, è una sorta di luna park dei sensi, dove le opere di Hein, influenzato da colleghi come Olafur Eliasson e Dan Graham, si animano e prendono vita al passaggio del pubblico. Gli acini che costellano i pannelli possono essere riempiti da chiunque, grazie a un pezzo di gesso – lo stesso che compone le crayères – consegnato da una mano misteriosa. La stessa mano offre poi anche altri elementi simbolici: come l’uva passa, una goccia di olio essenziale o il profumo di un fiore di Chardonnay. Ogni elemento è rappresentato da un equivalente simbolico: il gesso è la terra; l’uva, il sole; il profumo, l’aria; la goccia d’olio, l’acqua. Anche la scelta dei colori – rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola – e delle forme – quadrato, cerchio, triangolo, rettangolare, ovale, rombo ed esagono – non è casuale e allude ai sette chakra. 

Jeppe Hein. Photo Mathieu Bonnevie. Courtesy of Ruinart

Jeppe Hein. Photo: Mathieu Bonnevie. Courtesy of Ruinart

Mathieu Bonnevie

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