giovedì, Maggio 26, 2022

Perché rovinare la carriera di Will Smith non è la strada giusta

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Si sta cercando di abbandonare la vecchia visione machista e patriarcale in virtù di una in cui siano il dialogo e la ragione a governare rispetto all’istinto. Motivo per cui anche atteggiamenti o azioni che una volta sarebbero passati in sordina, al momento sono più accettabili. Ma vi è qualcosa di più profondo, vi è la realtà di un’industria dello spettacolo che insegue il miraggio di una perfezione totale nei suoi rappresentanti. C’è solo un problema in tutto questo: nessuno è perfetto.

Linciaggi mediatici che nascondono una profonda crisi di valori

Connettere in modo così profondo arte e moralità, è un esercizio tanto pericoloso quanto sterile, la storia lo ha dimostrato in più di un’occasione. L’arte è veicolo di libertà e sperimentazione, supera ogni tipo di barriera, mentre invece la moralità le barriere le costruisce, anche se in modo momentaneo, sovente venendo sovvertita completamente nel giro di pochissimi anni.

Per quanto oggi un personaggio pubblico debba fare molta attenzione, è altresì chiaro che gli artisti sono artisti, non sono santi, non si può farne delle figure incaricate di perseguire la massima virtù, quando poi negli altri aspetti della società tutto questo non succede.

Vale per Smith, vale anche per tanti altri che sulla base di accuse pretestuose, si sono visti distruggere l’immagine e la carriera da un giorno all’altro, spesso per motivi futili.

Gli artisti non sono che esseri umani come tutti gli altri, e come tutti gli altri possono essere portati a commettere degli errori. Il che non è una giustificazione per reati o crimini sia chiaro, ma spesso tweet di vent’anni fa, adulteri, umane debolezze o comportamenti evitabili sono diventati crimini.

Avere comportamenti moralmente non eccelsi e commettere un crimine non sono la stessa cosa, non sempre almeno. Will Smith, ciò che gli sta succedendo, è la prova di quella bugia puritana che si autoalimenta da tempo, una sorta di “Lettera Scarlatta 2.0”, in cui punendo loro, correggeremo anche noi stessi, questa società intollerante e paurosa, sempre pronta ad immolare sulla pubblica piazza carriere ed esistenze per salvarsi.

Ma per correggere tutto questo, bisognerebbe affrontare la questione, svestirsi di quell’ipocrisia che ha connaturato la società americana per tanto tempo, la stessa che oggi suggerisce che grazie a film o serie tv, a divi immacolati da punire al minimo errore, si potranno eliminare le diseguaglianze e far diventare l’America un paese migliore.

In fondo è molto più semplice cancellare il nome di alcuni Will Smith, dare premi su base politica e non meritocratica, piuttosto che guardarsi allo specchio e ammettere di avere dei problemi da decenni, e di dover intervenire su ben altri ambiti per cercare di risolverli.

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