venerdì, Maggio 20, 2022

La figlia oscura, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, racconta finalmente un altro tipo di madri

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Qui è lei a spiegare con espressioni, durezze improvvise, falsità e una chiara tensione verso l’essere ciò che non è, un’attrazione per una ragazza più giovane che le ricorda i suoi problemi e il disprezzo per quel che è diventata, che quella che superficialmente possiamo indicare come una donna inacidita (così appare a chi le sta intorno), nasconde in realtà una vita complicata e un atteggiamento che male si inquadra con le regole non scritte della nostra società. Chi conosce L’amica geniale, la serie di romanzi più noti di Elena Ferrante (ma basta anche la serie televisiva), ha già visto questo movimento nella protagonista di quella storia lì, che ad un certo punto diventa madre perché questo è quello che le donne sono chiamate a fare, ma sembra pentirsene per l’effetto che questo ha sulla sua vita e non tollera che i figli cambino il suo percorso.

La figlia oscura tratto dal romanzo di Elena Ferrante racconta finalmente un altro tipo di madri

La figlia oscura elabora quel passaggio lì tramite il confronto tra una donna matura e una più giovane, la prima docente e quindi sofisticata e intellettuale, mentre la seconda più burina e verace (nel romanzo sono entrambe napoletane, solo che la burina ha intorno a sé una famiglia malavitosa), interpretata in maniera altrettanto complessa e magistrale da Dakota Johnson. E non è un caso che ad essere riuscita a mettere a segno un adattamento simile sia stata una regista che è anche attrice (Maggie Gyllenhaal per l’appunto) e ha potuto curare la recitazione con particolare dedizione. C’è infatti anche un fantastico e misuratissimo Ed Harris in una parte che facilmente poteva diventare uno stereotipo, un magnete per attirare o respingere personaggi, e invece è qualcosa di molto più strutturato.

Eppure ciò che paradossalmente in questo film sembra funzionare di più è il rapporto con la memoria di un personaggio che sembra avere la vera storia alle proprie spalle e non davanti, che a differenza di quel che accade nei film di solito non è in attesa che arrivi l’intreccio che animerà il lungometraggio ma semmai deve rievocare il grosso dei fatti. La vacanza di Leda e l’incontro con la donna più giovane infatti è occasione per capire cosa è successo nel suo passato: la storia con il marito, la gravidanza e la vita con i figli piccoli, come tutto questo ha indirizzato un’esistenza molto focalizzata sulla carriera, altrove e con quali risultati. Non è un film sul binomio maternità/carriera, sarebbe davvero sminuirlo, è un film su come una donna che non la pensa e non si comporta come la società richiede alle donne, fatichi ad essere sé. E uno dei momenti più belli è come ad un certo punto, nei ricordi, la giovane Leda abbini nella sua testa desiderio sessuale e desiderio di riconoscimento per sé, come una trasferta lavorativa che porta a dei successi professionali la accenda di eccitazione profonda.

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