giovedì, Maggio 26, 2022

Un manifesto per il vero smart working

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Una possibile evoluzione futura degli spazi vedrà la costruzione di isole progettuali, in cui le persone non hanno una scrivania assegnata, ma si muovono nello spazio per riunirsi di volta in volta intorno ai  team di progetto dei quali fa parte. 

Regolare i tempi

Tra i primi punti del manifesto Smart Working Cefriel, elaborato con l’obiettivo di chiarire aspetti importanti e ingaggiare le persone, c’è una raccomandazione in merito alla necessità non solo di definire obiettivi chiari e possibili, ma anche di regolare il tempo di lavoro: “Ricordiamoci che la giornata di uno smart worker non è infinita, quindi è importante fissare obiettivi prioritari e realizzabili”. Viene, in questo modo, rimarcata la necessità di definire un inizio e una fine della giornata lavorativa, necessaria a mantenere e preservare il proprio benessere.

Se essere collaborativi è un dovere – riporta il manifesto – la possibilità di disconnessione è un diritto: tutelare dei momenti di pausa nell’arco della giornata lavorativa dovrebbe essere un’esigenza di benessere per ciascuno di noi. Salvaguardiamo la pausa pranzo evitando le riunioni tra le 13 e le 14.30; se predisponiamo delle mail in questi range temporali ritardiamone l’invio”.

Favorire le relazioni

Lo smart working è uno strumento e un metodo utile per aiutarci a bilanciare meglio vita professionale e privata, non una deroga al confronto costante”. Così recita un altro dei punti del manifesto Cefriel, riferito alla necessità di collaborare. Prevedere momenti di scambio e creare gruppi interfunzionali per favorire lo sviluppo di idee e l’accelerazione dei processi, in presenza o da remoto, sono aspetti fondamentali per far sì che le persone possano lavorare bene e crescere in un contesto di condivisione della conoscenza e long-term employability.

Essere in smart working – è scritto nel manifesto – non significa isolarsi: è importante continuare a lavorare in stretta collaborazione con colleghi e clienti, come quando si è in ufficio, poiché le relazioni sono necessarie e preziose”. Le persone sentono il bisogno, in qualunque contesto lavorativo, di farsi conoscere, di essere esposte (anche rispetto a partner di progetto o clienti), ovvero di entrare in relazione con l’altro. 

Cambiare il modello di leadership

Costruire un ambiente in cui si possa lavorare bene significa anche ripensare lo stile di leadership, quale anello di trasmissione dei valori e della cultura aziendale. C’è sempre più bisogno di una leadership generativa, empatica, attenta allo sviluppo e al benessere delle persone. Un modello al quale ci si può ispirare è senza dubbio quello della Leadership Situazionale di Blanchard, ispirato a uno stile “contingente” e flessibile, che tenga conto delle differenze fra collaboratori “inesperti” e “maturi” e fra “Junior” e “Senior” e in cui è il leader ad adattare le sue azioni in base al livello di maturità di chi lo segue. 

Anche in questo caso una leadership che si adatta costantemente al contesto lavorativo e ai team di persone con cui interagisce. Grazie alla definizione di obiettivi chiari, misurabili e raggiungibili, anche le persone con minore esperienza con il lavoro agile possono acquisire un grado di responsabilizzazione e autonomia elevato, che consente loro di svolgere il proprio lavoro pur non essendo “controllati a vista”, come poteva succedere in presenza. Il tutto senza rinunciare a obiettivi sfidanti, che possano far uscire le persone dalla propria comfort zone e che le spingano a migliorarsi e crescere continuamente nel proprio percorso di sviluppo professionale. 

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